Tempo fa, ho fatto un sogno, in cui camminavo in un bosco bellissimo, pieno di alberi dalle foglie trasparenti e leggere come quelle del capelvenere. Il sole filtrava tra le foglie e c’erano rivoli d’acqua limpida e un piccolo stagno. Era un posto tranquillo e felice. Poi, mi sono trovata davanti a un cartello piantato sulla riva, che diceva: “Qui è dove nascono le storie. Chi ne prende una è pregato di lasciare qualcosa in cambio.”
Nel corso degli anni ho preso innumerevoli cose dal Tai Chi.
Innumerevoli storie sono sgorgate nel silenzio della pratica, cullate dai movimenti della Forma. Innumerevoli insegnamenti mi sono arrivati dai Maestri, dai compagni e dalla natura stessa che assiste silenziosa, ma non indifferente, ai nostri esercizi. Adesso so che devo in qualche modo contraccambiare. “Lasciare qualcosa in cambio”, come recitava il cartello del mio sogno.
Vorrei farlo con un augurio per il nuovo anno e la bella leggenda di Shambala, che per molti aspetti vedo legata alla pratica del Tai Chi.
Shambala, secondo la leggenda orientale, è un paese incantato governato da un re (e – voglio sperare – da una regina) di rara saggezza. E’ un luogo di armonia e di bellezza, in cui regna da sempre la pace. Le sue porte sono da qualche parte in oriente e, sebbene sia legato al mondo reale, il regno di Shambala sembra trovarsi in una dimensione parallela alla nostra, ma diversa.
Un’antica profezia sostiene che un giorno, un governo potentissimo e materialista, dopo avere sconfitto tutti i suoi antagonisti terreni, cercherà di conquistare anche Shambala. Il re chiamerà allora a raccolta i suoi guerrieri e alla sua vittoria seguirà un periodo di pace e prosperità per tutto il mondo.
E’ una bella leggenda, sì, ma che cosa c’entra con il Tai Chi?
Credo moltissimo.
Perché mi piace pensare che nella nostra pratica si nasconda una delle misteriose porte di Shambala. E non importa se ci avviciniamo a quest’arte solo per avere un corpo più tonico, perché “fa fico” o per qualche altro banale motivo. In qualche punto della pratica, diverso per ognuno, eseguendo “L’immortale indica la via” o una qualsiasi altra poetica figura, succede qualcosa… e le porte di Shambala si spalancano per noi. Entriamo in un mondo “altro”, che è qui ma è diverso da come lo avevamo sempre visto.
Una volta, dopo la pratica al parco, la mia compagna che mi camminava al fianco ha esclamato entusiasta: “Guarda quell’albero, che meraviglia!”.
Io, sapendola milanesissima, mi sono stupita: “Perché, non l’avevi mai visto?”
“Sì, ma mai così…”
Potevo capirla. Dopo il Tai Chi, a volte il mondo sembra trasformato, più nitido, come “lavato”. Un balcone fiorito attira il nostro sguardo e non solo i colori dei fiori sembrano brillanti e mai visti prima, ma l’aria stessa che ci separa da quello che guardiamo sembra vibrare di una sconosciuta energia.
Allora le solite vecchie domande trovano risposte nuove, le preoccupazioni di ogni giorno si fanno lontane e ridimensionate, il passo è sciolto, leggero. Sorridiamo più spesso e siamo più sereni. A volte diventiamo più taciturni, perché le solite parole non bastano a descrivere quello che proviamo, e quelle vecchie che abbiamo sempre usato sembrano inadeguate a descrivere una realtà completamente nuova.
Mi piace pensare anche che i guerrieri di Shambala siano persone come noi, della grande famiglia del Tai Chi, che riesce a unire “genti” di tutte le età e di tutti i tipi. Morbidi guerrieri dalle giunture di gomma, con Tan Tien, cuore e mente allineati, che hanno ancora e sempre voglia di imparare, di capire, di applicarsi a ripetere la magia dei gesti sempre uguali eppure sempre diversi.
E allora il mio augurio per tutti, nell’anno che sta per iniziare, è che Shambala dischiuda ancora le sua porte per tutti noi, come sempre, finché vivrà la leggenda, finché vivrà il Tai Chi.
Buon anno
Emanuela