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Un'esperienza di Tai Chi a scuola

Una mattina d’inverno, di quelle chiuse, pigre e stentate, un’insegnante entusiasta del Tai Chi invita i propri alunni ad uscire sul terrazzo, nonostante il freddo, per fare insieme un paio d’esercizi taoisti, Mani incrociate e Scimmia dorata (non a caso quelli che lei ama di più).

Tra esclamazioni di piacere, movimenti incerti e domande dei bambini, l’energia del gruppo sale tanto da dover chiudere il riscaldamento rientrando in aula! Inconsapevol-mente si attiva una curiosità tanto potente da generare un percorso…

Giorno dopo giorno, i bambini vogliono sapere di più su questa nuova, strana passione della loro maestra. Tanti di loro iniziano a visitare il sito ITCCA ed a fare ricerche spontanee ed autonome sul Tai Chi, inondando testi d’italiano e conversazioni di storia.
Pure l’Infinito di Leopardi ne viene intriso… - C’è molto Yin e Yang in questa poesia - ha esclamato un bambino. Verissimo! (ndr). Un esercizio tira l’altro ed è inevitabile approdare alla Forma, per il puro piacere di praticare insieme in tanti momenti “rubati” all’attività scolastica.

Quando si pone il problema di cosa rappresentare in pubblico durante la gran festa di fine anno della nostra scuola, è scontato per noi che la prima parte della Forma sia quel che faremo. Deve essere stato davvero uno choc per il pubblico piombare all’improvviso, dopo canzoncine e balletti, in un’atmosfera surreale in cui un gruppo di bambini ed una maestra mimetizzata si muovevano in modo completamente nuovo, con un’armonia che sfumava tutti gli ovvi errori d’esecuzione. Magia! Minuti con il fiato sospeso, culminati in un applauso scrosciante. Fine della festa.

Che sorpresa, poi, per l’insegnante trovarsi immersa in un’onda lunga di consenso e di richieste di continuare, inventandosi un progetto per estendere a tutti la possibilità del Tai Chi.

E siamo a progetto avviato (ovviamente molto sperimentale!), anche per tenacia e convinzione di un capo d’istituto d’intelligenza ed apertura non comuni. Prime valutazioni in corso d’opera… di un gruppo di 13 bambini in media (c’è chi viene e chi va), dagli 8 agli 11 anni, di lezioni bisettimanali e di stage con intere classi della scuola. Esercizi taoisti con approccio figurato, lavoro su postura e respirazione, meditazione (sorpresa…ai bambini piace molto!), prima parte della Forma e altre cose nate seguendo il flusso e l’interesse del gruppo. E’ sempre più profonda in noi la convinzione che la competenza nella relazione con i bambini sia condizione necessaria, forse anche sufficiente, per realizzare un corso di questo tipo. Pensiamo che non sia il nostro essere adulti a funzionare davvero con loro, se non per garantire contenimento, contesto e responsabilità, bensì la nostra parte bambina, che interagisce intuendo tempi, emozioni, linguaggi e segni affini. Un po’ grandi per sostenerli e un po’ piccoli per sentire come loro.
 

Siamo in due ad insegnare e spesso ci confrontiamo con l’importanza di una sintonia, ardua da raggiungere, che influenza le lezioni più di quanto sembri. Ed è una variabile che non abbiamo considerato.

 

 

 Tanto altro ci viene in mente, ma non diremo, per non appesantire e per riservarci un tempo di riflessione a sperimentazione conclusa.

 
Siamo a giugno, il corso è finito e solo ora comprendo perché questo scritto sia rimasto nel mio computer. La difficoltà, cui accennavo prima, nel corso del tempo è diventata enorme, pesante, soffocante per il gruppo.  E per me, che all’inizio ho tentato di sottovalutarla.  

Non basta esser bravi a praticare. “Il lavoro è amore reso visibile” dice il Profeta (K. Gibran) e se non è così non si può insegnare, meno che mai ai bambini, che tutto sentono e percepiscono, cogliendo abilmente la nostra Ombra.
 

All’inizio di marzo Mario ha dovuto lasciare il corso, costretto dall’evidenza di segni e sensazioni. Non è stato facile per me riconoscere di aver sbagliato scegliendo di affiancarmi ad una persona, tecnicamente avanzata, ma con difficoltà ad entrare in relazione con i bambini.  Di fronte al disagio del gruppo, dei genitori e dei bambini che se ne sono andati - tutti sempre per lo stesso motivo! - mi sembrava si stesse perdendo il senso di quel che stavamo facendo. Si è ragionato molto anche sull’ipotesi di fermarci lì.
 

Ma io ci credevo e la mia pancia mi diceva (in tanti modi!) che non dovevo fermare un fiume piccolo, appena nato, ma bello! E l’I Ching confermava - L’acqua scorre ininterrot-tamente e arriva alla meta…- e aggiungo pure che non mollo facilmente di fronte alle difficoltà. Ho scelto di continuare da sola, anche se un po’ spaventata dalle conseguenze, soprattutto pratiche, di tale scelta. Per niente facile, ma… infinitamente bello per quel che abbiamo vissuto da quel momento in poi. Il gruppo è decollato (o è nato veramente? le separazioni generano sempre qualcosa), ho colto segni chiari ed intensi di un’ appartenenza e di un’identità che prima non c’erano. L’energia circolava dentro e fuori di noi, era tutto fluido, naturale, tutti attenti, concentrati, armonici nel praticare, a volte andavano da soli! anche i passi e gli sguardi dei genitori a fine lezione erano diventati religiosamente rispettosi.
Abbiamo lavorato anche sull’espressione delle emozioni e sulla consapevolezza, la rabbia è rabbia, il dolore è dolore, la fiducia è fiducia, la paura è paura… La fiducia è tonda, è Yin, la rabbia è Yang. Impossibile per me prescindere dalla bioenergetica!

E questo orientava verso il sentire, allontanandolo dallo spiegare (per Lowen la vera comprensione mente-corpo è questa, molto diversa dal capire = essere informati). Diminuite le domande, migliorata l’esperienza. Dopo la rabbia, sentirsi leggeri e fare la Forma come se fossimo aria o uccelli o… note musicali. Lo stesso per tante altre emozioni, tutte associabili ad un elemento e tutte con una Forma diversa.

Fino al saggio finale (per esigenze di scuola) … Come si fa un saggio di tai chi? Come darne un’idea a chi non sa? Ma sì, facciamo poche cose e però gliele spieghiamo! E creiamo pure un cartellone con il percorso fatto. E che ci mettiamo?

Vagli a spiegare la meditazione…!  perché non facciamo dei disegni con le immagini e le sensazioni provate? (straordinari! sono sul cartellone, che poi abbiamo donato al maestro Andrea). Insomma, lo Yin ha generato uno Yang potente.

Siamo cambiati, tutti, ciascuno a suo modo… Ho imparato molto da me (!), da questi bambini di bellezza straordinaria e da quest’incredibile fiume da cui ci siamo lasciati trasformare. Che sarà poi? Mi chiedono in tanti. Non lo so. E mi piace questo non sapere.*

 

  

Dalla lettera di una mamma sensibile:

“…L’esperienza del tai chi è stata assolutamente entusiasmante per loro, ma anche per me che da semplice e fugace spettatrice ho potuto notare molte cose. E’ stato bello vedere il modo con cui si cercava di “uscire fuori” e nello stesso tempo “entrare dentro”; bambini che fino ad un attimo prima della lezione urlavano e si muovevano come “selvaggi”, accettare il silenzio e la calma al pari della parola e del movimento. Era bello vedervi quando arrivavo un po’ prima e a fari spenti vi osservavo da fuori il cancello. Correggevi la curvatura delle loro schiene con mani che mi sembravano delicate e decise allo stesso tempo (credo che anche il tuo modo d’insegnare sia così) …”.

 

 

* Ci siamo fermati lì… Quest’anno (2003/2004) ho sentito il bisogno di disinvestire energia e tempo dalla scuola, orientandoli verso il mio lavoro di psicologa, che ultimamente reclamava spazio ed attenzione. Ho chiesto ed ottenuto il part time e ciò ha reso quasi automatico arginare tutte le richieste di continuare il progetto, anche se non a cuor leggero.

Ho…costretto Andrea ad accogliere almeno quattro dei miei allievi perché potessero continuare. A volte partecipo alle loro lezioni perché mi piace praticare con loro. Talvolta mi arrivano sms degli altri con pensieri taoisti colti qua e là. E continuo a cogliere tracce di movimento lungo un percorso.


Non dimentico nulla (e come potrei?!), mi emoziono quando rivedo i video della festa e del saggio, o le nostre foto in una Forma memorabile davanti alla chiesa di S. Damiano (Assisi) durante il campo scuola. Mi scopro a contemplare il cerchio di quest’esperienza ancora con tenerezza e stupita ammirazione. E con un respiro consapevole di una possibilità…

 

 Ilaria Acone

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