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Shen ed altri scritti
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E’ arrivata la primavera, impossibile non accorgersene.... le vetrine e gli scaffali dei supermercati sono pieni di uova di Pasqua e colombe ripiene, ricoperte e glassate, mentre sui rami degli alberi spuntano le prime timide foglioline, pronte ad accogliere piombo e benzene in aromatico amplesso….ma non è stato sempre così.

Tanto tanto tempo fa, quando ancora non c’era Wikipedia, gli uomini cercavano risposte nei segni e nel cielo. A quei tempi era l’equinozio (il 21 marzo nell'emisfero nord, 23 settembre nell'emisfero sud) a segnare l’inizio della primavera, che in occidente veniva collegata alla costellazione astrale dell’Ariete, a cui corrisponde il noto “segno” astrologico. Il simbolo astrologico dell’Ariete rappresenta al tempo stesso la testa e le corna dell’ovino in questione, ma anche il germoglio che nasce, i genitali maschili, e, a ben guardare, una ciotola scoperta…

Alla costellazione, e perciò al segno dell’Ariete, è collegato il mito del Vello d’oro e degli Argonauti. Questo mito, come tanti altri, si basa su famiglie allargate, delitti fra congiunti, matrigne cattive e figliastri costretti alla fuga. In estrema sintesi il mito del Vello d’oro narra di Nefele che fu ripudiata dal marito Atamante, il quale in seguito sposò Ino. Ino odiava Elle e Frisso, i figli che Atamante aveva avuto da Nefele, e cercò di ucciderli. Venuta a conoscenza dei piani di Ino, Nefele chiese dunque aiuto ad Ermes, che le inviò un ariete dal vello d'oro. Questo si caricò in groppa Elle e Frisso e li trasportò, volando, in Colchide. Ma Elle cadde in mare durante il volo ed annegò. Frisso invece arrivò a destinazione, dove venne ospitato da Eete. Frisso dunque sacrificò l'animale agli dei, donando il vello ad Eete, che lo nascose in un bosco, ponendovi un drago di guardia. Qualche tempo dopo Giasone arrivò nella città di Iolco senza un calzare, perso attraversando un fiume. Suo zio Pelia, re della città, ricordandosi d'una profezia in cui si diceva di diffidare dell'uomo dal piede scalzo, lo inviò alla ricerca del vello d'oro promettendogli di liberare il padre al suo ritorno, ma con l'intento di sbarazzarsi di lui. Pelia infatti era re di Iolco per aver usurpato il trono a suo fratello Esone (padre di Giasone), legittimo erede al trono, da lui fatto imprigionare insieme al resto della famiglia. Così Giasone partì con la nave Argo e gli Argonauti, 50 eroi che viaggiarono per mare fino alla Colchide per conquistare il vello d’oro, impresa che riuscì, dopo mille peripezie, grazie all’aiuto di Medea (maga di Ecate), che soccorse Giasone in cambio del suo amore, ma che, a sua volta ripudiata, uccise i figli avuti da lui. Il mito del Vello d’oro e degli Argonauti ci parla di viaggi, rinascita, espansione, dell’approccio istintivo all’avventura e alla passione, ma anche di angoscia e morte. Frisso è l’archetipo dell’uomo che parte alla ricerca di sé stesso, che si distacca dal karma genitoriale. La perdita della sorella può essere il costo psicologico della trasformazione, ma anche espressione della presenza della paura e dell’angoscia (yin) là dove sembra prevalere l’eroismo (yang). Il sacrificio dell’ariete è insito nell’agire dell’energia, che nel suo prodursi realizza ma progressivamente si logora. Un’impresa realizzata (yang) quindi esprime anche il sacrificio dell’energia (yin). Infine il viaggio di Giasone e degli Argonauti può rappresentare la rottura dell’ordine e del condizionamento, e appare come la massima espressione del coraggio, del rischio e delle virtù del guerriero, ma è anche l’inflazione dell’istinto a danno della coscienza, che porta alla ribellione dell’anima (la vendetta di Medea).

Nell’antica Cina Taoista la primavera era legata al trigramma Chen (linea continua sormontata da due linee interrotte), che molto ha in comune con l’Ariete ed il mito del Vello d’oro. Chen è chiamato anche l’Eccitante. L’Eccitante è il tuono, è il drago, è il giallo scuro, è deciso e impetuoso, fra le parti del corpo è il piede. Infine è il forte, ciò che cresce rigoglioso. Nella famiglia dei trigrammi l’Eccitante è il figlio primogenito. L’Eccitante è come una ciotola scoperta, è l’espandere, una grande strada che si avvia verso la vita a primavera, bambù giovane (che cresce con rapidità), è cavallo che nitrisce ( per affinità con il tuono), è il galoppo, il suo colore è anche il verde della vegetazione che sboccia, che deriva dal blu del cielo e dal giallo della terra. E’ lo scuotere, il muovere, l’agitare, l’operare. Corrisponde al CK4, l’energia raccolta nel Tan Tien inferiore (nella cavità pelvica: sessualità, istinto, sopravvivenza) agisce, è impetuosa e si espande.... Nel Pa Qua (o Ba Gua, gli Otto Cancelli) è Lieh, il dividere: “Lieh è come una ruota che gira vorticosamente su sé stessa. Ma ti scaraventerà lontano se ti avvicini troppo. Lieh è come un gorgo dalle avvolgenti onde. Sii attento perché la corrente a spirale ti farà affondare senza esitazione.”

Francesca Bernetti

 

 

Aggiornato al 31-mar-2010

 

 

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