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Sheng ed altri scritti

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Villaggio africano per antico sapere e malattie moderne
 
  Dal centro di Dakar l’autobus n. 21 conduce a Keur Massar. Nel traffico caotico della città si procede lentamente, si attraversa il popoloso quartiere di Pikine tra vivai di piante e vasi coloratissimi. Per uscire dalla penisola di Dakar devi passare questo imbuto di terra dove tutto si concentra. Venditori di frutta e di ogni genere si accostano ai veicoli spesso fermi in una nuvola di fumo nero. Finalmente, dopo una decina di chilometri si svolta a sinistra, gli spazi si dilatano, cambiano i colori, l’aria è più pulita, si dimentica il disordine urbano e si scorge Keur Massar. Qui, isolato dal piccolo centro, si trova l’Hopital Traditionel.  

 
 

 

 

L’ospedale, strutturato come un villaggio senegalese all’interno di un vasto territorio di 79 ettari, offre ai pazienti un quadro famigliare ed ai terapeuti un luogo appropriato per curarli. Alcune delle numerose capanne decorate con disegni di baobab, fiori ed altri segni naifs accolgono 142 camere e tre dormitori, per adulti, ma soprattutto per bambini nati da genitori affetti da lebbra, HIV o da altre gravi patologie; altre, i consultori dei terapeuti, la farmacia, i laboratori, la cucina, la sartoria, una scuola di sei classi, una piccola moschea, una cappella e tante altre attività. Il villaggio confina con il giardino delle piante medicinali, l’orto, il frutteto e una grande area dove sono stati aggiunti nel tempo numerosi alberi, tra cui i baobab. Grandi silos servono alla raccolta e alla lavorazione delle piante.

 
 
 

L’ospedale ha iniziato la sua attività come Centro di Terapie Antilebbra ed è il frutto di un percorso lungo e difficile. Yvette Pares, la ricercatrice europea che lo dirige, è sbarcata nel 1960 all’Università di Dakar dove ha lavorato fino al 1992 come direttrice del Centro di Ricerche Biologiche sulla Lebbra e allora niente lasciava presagire un suo orientamento futuro verso la medicina tradizionale. Tuttavia le varie tappe della sua ricerca e sperimentazione hanno prodotto risultati deludenti e spinto Yvette a superare reticenze e apprensioni e a cercare un confronto con un altro sapere: quello dei terapeuti africani apprezzati per il trattamento della Lebbra.

 
 

 

 

Nel marzo del 1979, Yoro Ba, un collaboratore di eccezionale valore, le ha annunciato che un terapeuta peul, del nord del Senegal, molto anziano e di grande fama, Dadi Diallo, aveva accettato di incontrarla all’Università di Dakar. Dopo un ermetico silenzio durato 9 mesi Dadi Diallo le ha comunicato di essere pronto a trasferirsi con la sua numerosa famiglia nei pressi di Dakar per insegnarle i suoi metodi di trattamento. Tutto è cominciato con sopraluoghi dall’alba fino a sera nella brousse per selezionare e raccogliere le piante poi messe ad essiccare al sole o all’ombra a secondo delle proprietà. Così a poco a poco le piante le sono divenute famigliari con i loro nomi e virtù. Dopo la tappa farmaceutica che ha comportato il confezionamento di complessi decotti, macerazioni, miscele di polveri vegetali, il problema era trovare un luogo adatto, lontano dai centri abitati ed economico. Così, un luogo abbandonato nella brousse dove esisteva solo una casa malmessa è diventato le Centre de Soins Antilepreux de Keur Massar.

 
 
  Tutti i malati accolti già ad uno stadio avanzato della malattia miglioravano progressivamente: i trattamenti di Dadi Diallo applicati con la sua lunga esperienza avevano una visibile efficacia. Da quel momento un grande legame di fiducia si è stabilito tra il terapeuta e la ricercatrice.
Yvette Pares afferma: ‘ I malati arrivano angosciati, convinti della propria fine imminente. Alla prima consultazione il terapeuta, attraverso la sua accoglienza e le sue parole risveglia le forze della guarigione: il coraggio, la speranza e la volontà di lottare. Il paziente così riconfortato si accosta ai trattamenti con fiducia e perseveranza. Le cure non sono scientifiche o empiriche, esistono solo dei trattamenti efficaci o inefficaci. La sola cosa che conta è il bene del malato. La collaborazione con i grandi Maestri con cui ho condiviso le esperienze mi permette di studiare e approfondire la ricerca all’interno di questa Medicina, di lavorare sulle nuove malattie e le vecchie che ricompaiono con nuove caratteristiche. I tradipraticiens pur non disponendo di mezzi sofisticati affrontano ogni caso nella sua specificità e trovano sempre delle soluzioni terapeutiche. Si può immaginare un sistema a piramide in cui collocare i guaritori: nella fascia più bassa e larga stanno quelli che sanno curare qualche malattia, la tubercolosi per esempio, poi ci sono terapeuti con 15 anni di esperienza che affrontano varie patologie, nell’ultima fascia stanno quelli ad un altissimo livello che curano praticamente tutte le patologie ed infine un vertice di pochi eccezionali sapienti…’e qui lancia uno sguardo alla fotografia di Dadi Diallo morto qualche anno fa a più di cento anni. ‘….la Medicina Moderna, supportata dalle scienze fondamentali e da sofisticati metodi di analisi, è indispensabile per la prevenzione. Perché non avvalersi anche di un’antico sapere tramandato nei secoli? Che ciascuno operi secondo la propria competenza, ma è auspicabile la collaborazione tra tutte le medicine per avanzare nella lotta alle Malattie Moderne.’
 

 
 

In seguito alla continua richiesta di cure l’ospedale si è ingrandito nel tempo, accoglie anche un centro di consultazione di medicina generale e nel 1985 ha assunto l’attuale nome ‘Hopital Traditionel de Keur Massar’. Nel 1987 con l’arrivo dei primi malati di HIV da paesi stranieri o dallo stesso Senegal si è aggiunta una nuova e difficile attività. I risultati positivi ottenuti sono stati evidenziati nel marzo del 1999 a Dakar durante Le Premier Congrès International des Médicines Traditionnelles et Affection VIH-SIDA.

 
 
  L’Hopital Traditionnel Keur Massar con la sua struttura è un’eccezione in Senegal. Abitualmente i tradipraticen, i fitoterapeuti, operano nel loro ambiente e nell’ambiente del malato con una profonda conoscenza degli elementi a disposizione sul proprio territorio. L'ospedale stesso tende a limitare i ricoveri, opera come consultorio, presta cure domiciliari e mette a disposizione la farmacia approvvigionata quotidianamente di prodotti vegetali preparati con estrema cura.

 

 
 

A Rufisque, non lontano da Keur Massar abita e opera dal 1978 Jean Ndiaye, senegalese, con lontane radici nella Guinea Bissau. Il fitoterapeuta settantenne è stato in Europa come conferenziere per alcuni seminari tra cui quello tenuto nel 1990 alla facoltà di farmacia di Bruxelles per la Société Belge pour l’etude des Médecines Alternatives. Ndiaye ospita a Rufisque laureandi in farmacia che preparano la tesi. Di padre medico, cattolico, viaggiava molto come funzionario delle ferrovie, una forte crisi di malaria curata dai guaritori della brousse lo spinse ad approfondire la relazione con i guaritori che gli hanno permesso di accedere ai loro ‘segreti’e di constatare che i trattamenti variano da regione a regione. Cartesiano di formazione, ha trascritto con grande scupolosità le esperienze dei Maestri infrangendo così le regole della tradizione orale.

 
 
 
Alla domanda ‘Quale Medicina Tradizionale esiste in Senegal?’ cerca di sintetizzare: ”L’arte di curare in Africa è magia, l’Uomo è considerato un elemento dell’Universo che deve vivere in armonia con il suo ambiente: il Cosmo. La Malattia è il segno della rottura dell’armonia. Nei linguaggi africani la parola Salute si traduce con Pace o Armonia. In Wolof diam ngam–diam rk… significa: avete pace? La pace soltanto…. Il guaritore è considerato come un intermediario tra il Malato e le Forze soprannaturali che reggono l’Universo e il suo sapere un dono divino coltivato presso un iniziato più anziano.  

 

I trattamenti stessi sono il prodotto della natura e sono accompagnati da un rituale secondo l’appartenenza religiosa del malato e di chi lo cura.
Gli effetti psicologici sono incontestabili e inscindibili da quelli somatici. Si può parlare di Medicina Olistica. Il rituale mira soprattutto a ridare fiducia al malato e a facilitarne il reinserimento nel suo ambiente sociale ‘depersonalizzando’ la malattia, attribuita al volere di Dio o degli Spiriti o considerata il frutto di un maleficio. Se la malattia è una sorta di punizione inflitta al malato, la forza curativa del medicamento è nelle piante e la loro funzione è di ristabilire l’ordine tra le forze biologiche perturbate da traumi psichici od organici.

 
Laura Salvati

  BAOBAB

IL baobab, adansonia digitata, è considerato l’albero sacro dai poteri magici. La sua longevità è leggendaria, sopravvivendo alla siccità, può raggiungere il millennio. Il tronco ampio e robusto arriva fino a 7 metri di diametro e a 30 metri di altezza; l’aspetto è avvizzito, la corteccia è grigia o rossastra;i suoi rami contorti sono simili a radici. I fiori bianchi e pendenti sbocciano la sera.
Nelle cavità dei baobab più antichi vengono sepolti i griot, antichi depositari del ‘sapere’che tramandano oralmente ai loro figli.
Il tronco cavo diventa un’utile cisterna per l’acqua piovana nei periodi di siccità.
I grandi bacelli detti pane delle scimmie dell’Arbres aux Calebasses, diventano ciotole per il vino di palma. Contengono semi racchiusi in una sostanza dissetante e astringente simile a un sorbetto. I bacelli bruciati servono per affumicare il pesce.
Dalle foglie bollite si ricava una prelibata salsa. Le foglie essiccate servono per preparare un cataplasma per le infezioni della pelle o per i dolori articolari.
I fiori diventano elementi decorativi durante le cerimonie.
Le parti più usate per la preparazione dei rimedi nella Medicina Tradizionale sono:
le foglie, la polpa dei frutti, i semi, la corteccia del tronco e delle radici.
 

 
 

Aggiornato 13 novembre 2005

ITCCA Europa - M° Chu King Hung