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Shen ed altri scritti

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Tai Chi Chuan : guarire è possibile  

 

PRESENTAZIONE

 

Gesù disse loro: « Se fate diventare il due uno e quello che è interno come quello che è esterno e l’esterno come l’interno e ciò che è sopra come quello che è sotto e se fate del maschile e del femminile una cosa sola e se mettete più occhi al posto di un occhio e una mano al posto dell’altra mano e un piede al posto di un altro piede e un’immagine al posto di un’altra immagine, all’ora entrerete nel Regno »   Vangelo di Tommaso

 

 

Questo scritto ha lo scopo di illustrare, in forma assai succinta, un modo di intendere che si discosta assai da quello che, normalmente, s’intende per realtà. Lo scopo non è certo quello di fornire informazioni esaustive su come potrebbe essere condotta una ricerca verso la comprensione di sé, ma solo di lanciare un sasso, accendere una lampadina.

Spetterà ad ognuno in base alla sua sensibilità, alla capacità di ascoltare quell’Essere di Luce che, più o meno sopito, alberga in noi (sarebbe più corretto dire che noi alberghiamo in Lui…), e dal personale momento evolutivo, decidere se quella lampadina esiste, se ha ragion d’essere e se merita un po’ d’attenzione.

Nei minimi termini, come dirò più avanti, si tratta semplicemente di scegliere come concepirsi ed in cosa credere, o si crede nel fato, nella fortuna o sfortuna, quindi nel non avere potere sulla propria vita, oppure si crede d’essere responsabili delle proprie scelte, di avere un obiettivo da realizzare, di non essere in balia del caso e che ogni esperienza ha il preciso scopo di farci togliere i veli che ci impediscono di vedere oltre…

Chi decide di mettersi in cammino verso questo vedere oltre, necessita, oltre che di utilizzare l’innato spirito d’avventura e di una buona dose di curiosità e tenacia, di una guida, un modello da seguire che sia il più possibile autentico, semplice, efficace e comprensibile.

Ritengo che il Tai Chi Chuan (ITCCA) risponda perfettamente a questi requisiti e si possa adottare come validissimo metodo per comprendere.

In primo luogo la purezza e l’autenticità della Tradizione d’appartenenza garantita dall’altissimo livello di pratica dei Maestri della famiglia Yang e della loro capacità di trasmettere l’insegnamento, fanno del Tai Chi Chuan (ITCCA) un metodo estremamente potente.

In secondo luogo il Tai Chi Chuan offre al praticante la possibilità di verificare continuamente i progressi in quanto utilizza il corpo come strumento di conoscenza e, passatemi la battuta, il corpo non…mente!

Il corpo può essere considerato la parte solida della mente (pensiero-emozione); è la componente palpabile e visibile, dei molteplici livelli che costituiscono il nostro essere qui ed ora.

Il corpo è lo strumento Sacro, il modello che ci fornisce preziose indicazioni riguardo ai pensieri negativi ed alle corrispondenti emozioni; lo fa ammalandosi, bloccando il flusso energetico, procurando dolore. Ma è, nel contempo fonte di piacere, il tempio dove si manifesta l’amore, dove l’energia e la gioia fluiscono.

Il Tai Chi Chuan fa prendere coscienza, già ad un primo livello, delle aree bloccate e poi le libera, o meglio, fornisce le spiegazioni e le indicazioni affinché noi le liberiamo. Lo fa proponendo modelli energetici corretti, sempre rigorosamente verificabili, i quali, per funzionare, devono vedere risolti quei blocchi, di qualsiasi natura essi siano, che ne ostacolano l’applicabilità.

Ogni movimento è una “geometria esistenziale” e può essere trasposto, per analogia, agli eventi quotidiani.

Eliminare i blocchi sul piano fisico, significa eliminarli anche su tutti gli altri piani; se il “sintomo” fisico rimane, è indice che, malgrado quello che si possa pensare, il cambiamento non è avvenuto.

 

 

INTRODUZIONE

 

Esistono altri modi, rispetto a quelli abituali, per intendere ed affrontare la salute, i sintomi e le malattie o, più in generale, qualsiasi disagio impedisca una vita piena e felice. In realtà non si tratta di nuovi modi, piuttosto di una ri-scoperta di quanto è da sempre, parte del potenziale umano; la capacità di guarirsi.

Un problema, di qualsiasi natura esso sia, rappresenta un’occasione per crescere, per modificare aspetti o comportamenti che impediscono, per motivi che sono appunto la cosa da capire, il procedere lungo la strada che porta ad una sempre crescente consapevolezza: questa strada è chiamata evoluzione.

Altrimenti perché ci si ammala? Perché proprio una determinata malattia? Perché ad una determinata persona? Possiamo rispondere che è il caso, la sfortuna, il destino beffardo, ma…siamo sicuri che sia cosi?

Io non credo e cercherò di dimostrarlo. Credo che tutto l’universo operi per farci comprendere e superare gli errori e lo fa anche a costo di crearci un disagio temporaneo. E’ un modo per chiamarci a riflettere.

Le risposte si trovano studiando e praticando le Tradizioni antiche che, con il loro enorme bagaglio di conoscenza riguardo all’essere umano ed ai suoi rapporti con la natura e l’universo, fanno capire che cosa fare per guarire. 

Ho cercato di trarre una sintesi, un filo conduttore con lo scopo di guidare, accompagnare e fornire energia alla persona, nel prender coscienza di se e della causa del problema, integrarlo, e “lasciarlo andare”. Questo significa guarire definitivamente.

Un enorme aiuto è arrivato dalla pratica e dall’insegnamento del Tai Chi Chuan, l’arte cinese del movimento che insegna a ri-allinearsi con i principi della natura, a gestire la propria energia, a capire e sperimentare il processo dell’energia vitale e dei due principi, opposti e complementari, yin e yang che sono alla base di qualsiasi manifestazione vivente.

In queste pagine tratterò dapprima alcune necessarie premesse riguardo al concepire; il processo evolutivo, il concetto di colpa, di caso, di causa, di energia. In seguito spiegherò brevemente, il linguaggio del corpo, cosa rappresenta una specifica parte od organo, cosa sta suggerendo il sintomo. Premetto, già da ora, che necessariamente mi limiterò ad indicazioni generali; il discorso particolare può esser fatto solo con la persona davanti tramite la sintonizzazione con la sua sfera energetica dalla quale trarre una serie di informazioni che, unite a quanto è riferito, porta a ricavare indicazioni, suggerimenti ed aiuti su misura. Per ridurre le sovrastrutture mentali che tendono a fuorviare ed a confondere per quanto riguarda l’identificazione del problema, sono utili meditazioni, uso di colori, musica, fiori di Bach, cristalli e quanto possa essere di maggior utilità al singolo caso.

Guarire non significa solo disfarsi di fastidiosi dolori fisici ma percorrere la strada verso la felicità, della quale a volte ci dimentichiamo l’esistenza ma che è sempre a portata di mano per tutti. Magia? No, realtà.

Tutto ha un senso un meraviglioso e bellissimo senso, cerchiamo di capirlo e la vita proprio come per magia si trasformerà in luce e gioia.

 

EVOLUZIONE

 

Le domande che, da sempre si pone l’essere umano sono: « Chi sono? Che compito ho? Ha un senso l’esistenza? » Le varie correnti di pensiero hanno dato risposte diverse in base ai propri credo filosofici, mentre le Tradizioni hanno sempre risposto, da migliaia di anni e da punti più disparati del pianeta, la stessa cosa. Per Tradizioni intendo quei sistemi di conoscenza delle cose (essoterica) e della loro natura (esoterica) che hanno originato le culture antiche come, ad esempio, Taoismo, Buddismo, Induismo, Islamismo, Tradizione Ebraica, Egizia, Araba, Maya, Tolteca, Celtica, Essena, Cristiana, ecc.

Nessuno è in grado di stabilire la provenienza di una conoscenza così incredibilmente evoluta ed omnicomprensiva che si sviluppa e si dimostra con vere e proprie formulazioni matematiche e, quel che più conta, con una pratica che non lascia dubbi. Quanto dirò non è, quindi, frutto di un’idea personale ma il resoconto, estremamente sintetico, di ciò che ho capito dallo studio delle Tradizioni; userò degli esempi della Tradizione di casa nostra, il Cristianesimo, perché utilizza un linguaggio al quale siamo abituati e del quale abbiamo, anche per chi si definisce non-praticante o non-credente, modi di concepire profondamente radicati. Il Cristianesimo, nella sua versione ufficiale, ha dovuto, come molte altre tradizioni, celare la maggior parte della conoscenza perché non fosse dispersa, mal interpretata o abusata. Adesso è venuto il tempo annunciato; sta emergendo, in varie forme, la parte di conoscenza operativa custodita da duemila anni per lo più dal popolo Esseno. E’ la conoscenza che svela molti dogmi, domande senza risposta catalogate sotto la voce “miracoli”, interpreta quanto detto da Gesù, il Cristos, chiarisce i termini della Sua missione terrena ed il messaggio in essa contenuto.

Siamo qui col preciso scopo di evolvere. Evolvere significa ri-tornare alla sorgente, alla fonte, di cui di cui siamo figli e parte costituente. “Dio fece l’uomo a sua immagine e somiglianza”….Può una simile Creazione concepire odio, rabbia, cattiveria se non perché si è scordata la fonte? Evolvere è proprio questo, ricordare di chi siamo figli. Come? Attraverso la comprensione e la correzione dei nostri errori. Il Maestro Gesù, ha assunto un corpo fisico per dimostrarci che ri-diventare esseri di luce è possibile, vivere nell’amore e nella gioia è prerogativa umana.

Un giorno Adamo ed Eva, simboli della dualità, del pensiero contrapposto maschile-femminile, bene-male, amore-odio, ragione-torto, accettarono dal serpente, angelo caduto, pretesto per la conoscenza, di violare la mela, la sfera il solido perfetto, simbolo della creazione; accettarono la sfida scegliendo di precipitare in questa dimensione da dove ebbe inizio il processo della conoscenza. Fu una vera e propria caduta attraverso dimensioni di coscienza come in un vortice discendente. Questo portò certi cambiamenti specifici, rispetto a come eravamo nella realtà dell’Eden, un livello inferiore denso e compresso nella materia. Il compito è conquistare, da questo stato oscuro (l’inferno), mediante il processo evolutivo, la consapevolezza che siamo Luce e Amore; solo così potremo tornare alla condizione di Paradiso dalla quale proveniamo. Per questo tutto ciò che è personalmente o globalmente la successione degli eventi, dal giorno della caduta alla fine del ciclo evolutivo, rappresenta un occasione di crescita.

Problemi, malattie, disgrazie, gioie, successi, famiglia, affetti, rapporti sociali, tutto ciò che ci coinvolge minuto per minuto ci deve far chiedere. « Che cosa devo imparare in questo momento? Che cosa mi sta insegnando questo fatto o questa esperienza? Perché ho questo dolore o problema? » Dobbiamo risolvere e correggere gli errori, non le colpe come malauguratamente ci hanno insegnato a considerarle; gli errori.

Ogni cosa che ci porta fuori da uno stato di felicità e benessere è un errore che commettiamo, anche se sembra provenire da fuori di noi.

Il “farmaco” col quale l’uomo Gesù compie “miracoli” e corregge gli errori si chiama Amore. In quest’ottica ogni ostacolo sul nostro cammino va ringraziato perché assume il ruolo di occasione di crescita; ognuno ha sempre esattamente l’ostacolo, il problema da risolvere, che gli serve, per progredire sulla strada della consapevolezza. Non è questione di fortuna o sfortuna, ma di necessità evolutiva.

Se fossimo in balia del caso, della fortuna, della sfortuna o del destino fatale sarebbe una vita sensata? Vorrebbe dire essere dei burattini, non avere il potere di decidere, essere vuoti e insulsi ammassi di carne, A che scopo, perché, per cosa? Il nostro cuore sa benissimo che non è così, proviamo a chiederglielo… Le tradizioni indicano procedure ben precise per accelerare il processo evolutivo che, operativamente, si traduce in un aumento di vibrazione della nostra energia.

 

MALATTIA COME CRESCITA

 

« Tu sei pari a Dio, il che vuol dire che nulla ti viene fatto e che sei tu che fai tutto. Non possono più esserci né vittime né cattivi. Vi è solo il risultato del tuo pensiero su qualcosa»   Walsh

 

Tutto ha un senso, uno scopo; quello di farci ricordare la nostra appartenenza alla Luce, (Dio fece l’uomo a sua immagine….).

Qualsiasi evento, nel corso della vita, ha il preciso scopo di indicarci se stiamo percorrendo la strada giusta oppure se dobbiamo apportare delle correzioni, quali ed in che termini. La strada giusta è appunto quella che ci apre la consapevolezza della vera essenza di cui siamo costituiti; per questo dobbiamo seguire le indicazioni del nostro Sé Superiore ovvero di quella parte che è sempre in “stretto contatto” con la nostra natura luminosa.

Per innumerevoli motivi, tra cui contingenze storiche e sociali, modelli di pensiero, paure, ecc, abbiamo quasi completamente perso il contatto con il nostro Sé Superiore; una certa abitudine di vita ha fatto sì che incentrassimo tutta l’attenzione sul corpo e sulla mente. Proprio per questo il Sé Superiore utilizza il corpo e la mente per comunicarci gli errori da correggere oppure se tutto sta procedendo per il meglio.

Il problema è che il modello abituale di intendere, vede la malattia solo come una minaccia alla vita, una sofferenza inutile di cui disfarsi, o meglio, farsi disfare da qualcosa o qualcuno che ci guarisca, nel minor tempo possibile. Manca l’altro aspetto; se da una parte la malattia costituisce sicuramente un disagio e provoca dolore, dall’altra rappresenta un grosso suggerimento, un’opportunità di crescita, un’occasione per correggere qualcosa che non va bene ed è questo il motivo per il quale la malattia, il sintomo, il disagio insorgono.

Tutte le cose sono costituite dall’insieme di due aspetti: non esiste solo il corretto o solo il negativo, i due poli sono presenti contemporaneamente.

La malattia presenta in modo evidente la sua componente negativa, ma crederla priva della parte utile e costruttiva corrisponderebbe a pensare che una moneta abbia una sola faccia.

Nella tradizione Taoista questo concetto è chiamato Yin e Yang e spiega, appunto, come i poli, positivo e negativo siano sempre, in ogni modo presenti; lo notiamo ad esempio, nelle due fasi della respirazione, nel battito cardiaco, nell’alternarsi di giorno e notte o nel funzionamento di ogni singolo atomo.

La malattia non è una sorta d’oscura punizione o frutto di una fantomatica sfortuna, ma, ripeto perché è molto importante comprendere questo concetto, un’opportunità per capire e correggere, comportamenti e convinzioni che allontanano o bloccano l’accesso al naturale stato di benessere e felicità.

Quando il messaggio è stato capito e l’errore corretto, il sintomo “sparisce” per sempre, semplicemente perché non vi è più motivo per la sua permanenza. Questo vale per tutti i problemi che si fondano su un errore comportamentale, dalla nascita al momento attuale.

Per capire il messaggio è però necessario conoscere il linguaggio del corpo e delle emozioni; linguaggio che nessuno ci ha insegnato…

Entrare in questo tipo di comunicazione significa attribuire un nuovo senso alla vita, chiarire molti perché e fornire molte spiegazioni, ci pone al centro ed assolutamente responsabili di tutti gli avvenimenti.  Nessuno, meglio di noi stessi, sa cosa deve fare per guarirsi, la questione, ripeto, è abituarsi a farlo.

La prossima volta ci occuperemo delle cause, quasi sempre quelle che si credono le cause di una malattia o di un particolare vissuto non sono le cause reali….

 

LA CAUSA

 

« Sebbene il nostro pacco di carne ed ossa sembri molto convincente, è soltanto una maschera, un illusione che copre il nostro vero sé illimitato » Chopra

 

La guarigione si articola principalmente su tre punti:

A; riconoscere il messaggio del sintomo (malattia).
B; accettarlo.
C; trasformarlo.

Per capire il messaggio è fondamentale conoscere il linguaggio del sintomo che permette di risalire alla vera causa che l’ ha provocato.

La guarigione implica, soprattutto in una prima fase, la necessità di conoscere la causa esatta responsabile del problema; senza questa comprensione l’azione sarà rivolta sempre e solo al sintomo.

Esempio: l'automobile ha il sintomo “spia dei freni accesa”. Cosa ci sembra più sensato? Svitare la lampadina in modo che non si accenda più o mettere l'olio nei freni? Svitare la lampadina corrisponde a sopprimere il sintomo ma non risolve il problema, mentre aggiungere olio corrisponde a rimuovere la causa vera. Svitando la lampadina si può solo credere di aver risolto il problema ma, in realtà, si è aggravato perché senza la spia, che ricorda di mettere l'olio, alla fine l'auto si schianterà per la totale mancanza dei freni. Il colmo, a questo punto, sarebbe attribuire alla “sfortuna” la responsabilità dell'incidente...

Il discorso sulla salute è esattamente sovrapponibile all'esempio dell'auto.

La causa è qualcosa da comprendere ed il sintomo (spia accesa), è proprio la via di comprensione, l'aiuto che serve.

Se non capiamo, il messaggio tornerà a manifestarsi in modo sempre più imperioso e se continueremo a non capire ci convinceremo, o ci convinceranno, d’avere qualcosa di “cronico” o ”inguaribile”.

Chiamiamo cronica la spia sempre accesa, mentre cronica, semmai, è la mancanza di comprensione di aggiungere olio ai freni. E' ben diverso!

Per determinare la causa reale non dobbiamo fermarci all'apparenza ma indagare a ritroso, chiedendoci qualche perché, fin quando si presenta un problema che riguarda delle convinzioni, dei comportamenti o dei pensieri errati.

Qualsiasi sintomo, anche gravissimo, (cioè non compreso per molto tempo e per molte volte), proviene da un'idea o un pensiero sbagliato, nel senso che non si accorda con la nostra natura di Luce, Amore e Felicità.  Anche sintomi che si manifestano in modo “meccanico”, come ad esempio un incidente, derivano da un sottostante pensiero.  So che può sembrare incredibile ma abbiate un pò di fede...in attesa di poterlo costatare personalmente.

Un altro esempio. Supponiamo di aver tanta voglia di un gelato. Prenderemo l'auto e andremo in una gelateria, pagheremo il nostro gelato e, finalmente, lo gusteremo. Qual è la causa che ci ha portato a mangiare il gelato? Se lo chiedessimo a Medicina, quell’anziana signora un po’ miope seduta al tavolo di fronte, risponderebbe che mangiamo il gelato a causa del fatto che l’abbiamo pagato. Giusto! Ma è la vera causa? Un analisi un pò più approfondita, ci porterebbe a credere che la causa del gelato sia da attribuire all'automobile, che ci ha permesso di raggiungere la gelateria, ma anche questa non è la vera causa. La vera causa è stata il pensiero di desiderare un gelato. Quel pensiero è la vera causa; l'auto ed i soldi non sono state le cause ma i mezzi per realizzare un desiderio che è stato, ripeto, la vera causa.

Il pensiero è potere puro, immenso ed illimitato. Nell'esempio del gelato se non avessimo posseduto né auto né soldi ma solo un forte desiderio, saremmo comunque riusciti a mangiare un gelato, magari andando a piedi o in bici o con un amico ed i soldi li avremmo chiesti in prestito o avremmo dato qualcosa in cambio. Alla base c'è una sola cosa, una sola causa; il tipo di pensiero.

Viceversa con auto e soldi ma senza desiderio non avremmo, ovviamente, mangiato il gelato. Quando una cosa non si realizza è semplicemente perché non la desideriamo, o non abbastanza, anche se crediamo di farlo. Il desiderio deve, però, rispondere ad un’utilità evolutiva personale. Se è solo un fatto di interesse, avidità od egoismo non si realizzerà.

Il pensiero-causa, usa sempre uno o più mezzi, per “dare corpo” al sintomo in modo da farsi individuare chiaramente ed inequivocabilmente. In definitiva è il nostro essere sulla strada dell’evoluzione e della Luce che ci spinge continuamente a correggere errori. Il sintomo è un modo per farlo.

E' importante non confondere il mezzo con la causa. La causa c'è sempre, è sempre dietro, collocata in profondità.

Il mezzo, o causa apparente, che usiamo, è il più vicino, comodo e consono ai nostri desideri

Trecento anni fa abbondavano le malattie infettive la maggior parte delle persone moriva di quello. Era facile usare il mezzo “polmonite” perché era molto diffusa...Oggi usiamo il mezzo cancro o infarto, perché quelle sono le patologie più diffuse...lo specchio dei tempi.

Sta di fatto che il numero dei morti di trecento anni fa è del tutto sovrapponibile a quello di oggi; è solo cambiato il modo, la causa apparente. La causa reale è rimasta la stessa, ovviamente subendo delle modifiche culturali ma non sostanziali e il sintomo ha sempre lo stesso scopo; darci un messaggio; quello che doveva capire una persona affetta da polmonite trecento anni fa è più o meno lo stesso argomento di una persona affetta da cancro polmonare al giorno d'oggi.

Se volete, provate a pensare all’esempio del gelato e ad applicarlo ad un qualsiasi avvenimento. Arriverete sempre ad individuare un pensiero.

 

Il tipo di mezzo adottato è molto utile per la comprensione del messaggio; dall’analisi del: « come è successo?» Si possono trarre ottime indicazioni sulla causa reale, quindi neppure il mezzo adottato è casuale.

Alcuni mezzi ci appaiono sottoforma di apparenti cause note come nel caso di incidenti o virus e batteri, altri invece sono più mascherati. Se i sintomi hanno un andamento violento e repentino è più facile individuarne le cause, se, invece, il problema da risolvere è in corso da molto tempo e si esprime con una malattia a decorso lento o già presenti al momento della nascita, occorre effettuare una ricerca più approfondita.

Faccio un esempio che riguarda gli incidenti dei quali, in genere, si attribuisce la causa al destino fatale, sfortuna ecc. Supponiamo, ad esempio, che il signor Rossi venga obbligato a trasferirsi per un anno in un altra nazione per lavoro. Supponiamo che per ragioni familiari o altri motivi, il sig. Rossi non voglia assolutamente trasferirsi. Che fare? Rossi non sa bene cosa fare, è solo certo di non voler partire.

Una mattina, mentre cammina, un vecchietto in bicicletta lo travolge ed il povero sig. Rossi si ritrova con una gamba fratturata...60 giorni di gesso!!

Alcune considerazioni: Rossi essendo stato vittima di un incidente, non è più partito. Nell'incidente Rossi ha subito la frattura della gamba, proprio l'apparato che serve a spostarsi, camminare, andare... Vi sembrano coincidenze? Non lo sono.

Il sig. Rossi è perfettamente riuscito a realizzare il suo pensiero-causa di non voler partire ed ha usato l'incidente per realizzarlo. E' stata una soluzione estrema ma Rossi non aveva, o non vedeva, un'altra via d'uscita. Il disagio per la frattura, secondo lui, è stato comunque minore del disagio che avrebbe vissuto nella trasferta di un anno. Ovviamente nessuno coscientemente decide di provocare né di esser vittima di un incidente, tuttavia la decisione è presa lo stesso, a livello di energia sottile, non conscia ma molto potente perché alimentata da un forte pensiero-desiderio.

La solita interpretazione sarebbe: un vecchio balordo ha la "colpa" di aver rotto una gamba al sig. Rossi, proprio a lui doveva capitare! Proprio al sig. Rossi che non c'entra niente ed ha già abbastanza problemi! Che sfortuna! Se avesse attraversato un minuto prima, o fosse uscito da casa un minuto dopo...ecc, ecc. Che ne dite? Qual'è l'interpretazione più logica, con un senso, un inizio, una fine ed un fine?

Ugualmente se sono stanco e vorrei prendermi una settimana di riposo ma non mi danno le ferie o "non posso permettermelo", cosa c'è di meglio che una bella influenza? E' quel che ci vuole! Più persone la usano e più si diffonde. Qualcuno sa già a luglio che prenderà l'influenza a febbraio e, statene certi, la prenderà di sicuro! Se notate più la gente è stanca più l'influenza è forte.

Quindi non starò a casa a causa dell'influenza ma a causa del mio desiderio di riposarmi ho usato l'influenza come mezzo per realizzare il riposo!

Come è emerso, in questa breve descrizione delle cause, il sintomo può esser sia un modo per capire la causa reale sia un modo per risolvere dei problemi (come nel caso del sig. Rossi).

L'importante è aver capito che tutto ha una causa e che il caso non esiste nella concatenazione degli avvenimenti; ci sono sicuramente delle variabili, ma non il caso.

La causa reale è sempre il pensiero di partenza, si tratta di capire quale.

Il pensiero-causa ha molti mezzi per realizzarsi praticamente in ogni aspetto e attimo della vita.

La malattia, il sintomo, il disagio, l'incidente o quant'altro servono per farci capire qual'è il pensiero negativo che lo ha provocato in modo da poterlo modificare e costatare l’effettiva “sparizione” del sintomo

So che per molti questi discorsi possono sembrare assurdi per cui vi invito a verificare. Provate a ricostruire dei casi che conoscete in cui c’è stato un incidente o comunque un brusco cambiamento. Vi accorgerete che è successo tutto per un motivo ben preciso, in funzione di qualcosa.

Chiedo scusa se cito spesso l’esempio dell’incidente ma è il caso più semplice da osservare, dove il meccanismo causa reale – effetto, si manifesta in modo evidente. Quando siamo in presenza di malattia, magari con un decorso lungo e variegato, il discorso si fa meno palese e serve un po’ di esperienza per chiarirne la causa…

Le cose sono già tutte qui, sono già concatenate e operanti, si tratta di imparare a vedere e capirne i collegamenti; questo è già un passo sulla strada dell’evoluzione.

 

 

L’ACCETTAZIONE

 

Compresa la causa, (quella vera!), che ha provocato il sintomo, si rende evidente anche, ovviamente, la modifica da apportare affinché avvenga la guarigione. Il passo successivo consiste nell'accettazione.

Il sintomo evidenzia sempre un comportamento errato, la parte del nostro essere che non vogliamo vedere e perciò, accettarla, è un passaggio fondamentale.

Accettare significa riconoscere l'effettiva presenza del problema, con sincerità e umiltà, dando a noi stessi tutto l'amore di cui siamo capaci. Spesso non accettiamo i nostri errori e proiettiamo la "colpa" su qualcuno o qualcosa di esterno e quando non troviamo proprio nessuno, inventiamo la sfortuna o il caso.

Il punto è proprio questo: credere nella colpa. Il modello culturale, filosofico, sociale, religioso, educativo in cui ci troviamo, che impera da 2000 anni, si fonda sulla colpa, ed è il maggior produttore di guerre, odio, vendetta, e tutto ciò che esiste di negativo, doloroso e infelice, sintomi e malattie compresi.

Credere nella colpa porta automaticamente ad aspettarsi una punizione, un'espiazione, un "inferno". Ecco perché non accettiamo di guardare quello che il sintomo ci vuol mostrare; la parte buia del nostro essere. Ci sentiamo inconsciamente colpevoli e temiamo di essere puniti. Così ci hanno insegnato, non ci passa nemmeno per la testa di capire se la cosa ha un senso oppure no e continuiamo a tramandarla “in automatico” ai nostri figli.

La mal interpretazione delle parole di Gesù ha sancito come assolutamente vero questo modo di pensare: «Per mia grandissima colpa...».

Cristo è salito sulla Croce per dimostrare al mondo la colpa di chi lo ha crocifisso?

Sembra verosimile che la Luce perfetta dell'Amore abbia creato la cattiveria fine a se stessa e la punizione?

L'Amore punisce?

Più verosimilmente, il fatto che inculcare il senso di colpa è stato ed è, molto utile, comodo e funzionale ai detentori del potere; il potere effimero dell'avere.

Né Gesù né le altre Tradizioni hanno mai colpevolizzato o punito; invece di colpa si parla di errore ed anziché di punizione si parla di correzione.

Quindi non colpa da espiare ma errore da correggere.

Il sintomo ci mette al corrente di un errore; tutti compiamo errori e tutti possiamo correggerli. Dobbiamo guardarli ed accettarli senza paura, non c'è alcuna punizione o castigo nell'accettare uno sbaglio e cercare di correggerlo. E' questo lo scopo della vita in relazione all'evoluzione.

In realtà ci comportiamo sempre nel miglior modo possibile anche se a volte è l'errore la cosa migliore che sappiamo fare: l'importante è umilmente accorgersene e correggerlo.

La malattia è un grande aiuto in tal senso, ci rivela in modo chiaro la presenza di un errore ed anche quale. Certo, sarebbe meglio accorgersene prima tramite l'abitudine all'auto-ascolto, per evitare che il nostro sé superiore utilizzi il modo più drastico per comunicarcelo: la malattia. Tuttavia, niente di grave, tutto si può correggere e sempre si può tornare sulla strada della Luce.

La vera "punizione", se così vogliamo chiamarla, è continuare a non capire, a tenersi il sintomo ed a sperare che arrivi un qualche aiuto esterno a togliercelo....

Accettarsi quando tutto va bene è facile, quando invece sorgono dei problemi diventa difficile; è un atto di responsabilità, non è fingendo di essere perfetti che risolviamo i problemi. Se fossimo perfetti saremmo già senza sintomi e consapevoli di esser pura Luce.

Accettiamoci, vogliamoci più bene prendiamo atto dei nostri errori; così vi sarà pace dentro e fuori di noi.

 

 

LA TRASFORMAZIONE

 

Siamo giunti all'ultima tappa "obbligata" del processo di guarigione; la trasformazione del sintomo. Compreso l'errore che il sintomo ha portato a galla e accettatolo serenamente, senza senso di colpa, è giunto il momento di attuare il cambiamento che porta alla dissoluzione del sintomo stesso poiché non ha più motivo di esistere.

Dopo la trasformazione non solo si guarisce dal problema specifico ma si compie, questa è la cosa importante, un passo evolutivo ovvero un aumento della qualità di vita.

Fin qui il sintomo è stato al centro dell'attenzione per capire cosa il Sé superiore voleva che si cambiasse.

Nella fase di trasformazione l'attenzione va portata a controllare che il cambiamento sia effettivamente attuato; in ogni caso, se risulta essere incompleto o temporaneo, il sintomo si ripresenterà.

Quello che serve è, dunque, un cambiamento; il termine trasformazione è riferito al fatto che la malattia consuma tanta energia, tantissima e, nel momento in cui si guarisce, quell'energia-dolore bloccata, si trasforma in energia libera. Tutti sappiamo che la malattia ci fa sentir "deboli" mentre quando si guarisce ecco che sì "riprendono" le forze.

Qualsiasi sintomo, dal più banale al più grave, evidenzia sempre una paura.

La paura è l'unico vero problema. Qualsiasi emozione negativa è originata dalla paura; odio, invidia, rabbia, depressione, avidità, senso di colpa, senso d’inadeguatezza, di non essere all'altezza, di non valere niente, di non meritare, egocentrismo e chi più ne ha... sono tutte espressioni di paura attuate con modalità diverse.

Trasformare significa che dopo aver identificato una paura, (la quale si può manifestare in mille modi, mille malesseri, mille atteggiamenti, mille malattie), ci si deve rendere conto che quella paura era soltanto un’idea, nulla di reale, un’illusione.

La paura "succhia" una quantità enorme di energia, veramente enorme.

Il processo di trasformazione richiede fIducia in se stessi ed affidamento all'energia di Luce, che esiste proprio per aiutarci; basta solo permetterglielo.

Gesù ha detto: «Mio Padre ed Io siamo uno». Possiamo tradurre con: «Tutti siamo uno col Padre». Gesù l' ha dimostrato da uomo, uomo guarito, uomo che non ha creduto nella paura. Egli ha anche detto: « Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto». E' ora di incominciare a capire che queste frasi hanno un significato reale, molto pratico e smettere di considerarle solo delle belle parole irraggiungibili.

Con questa parte concludo la premessa necessaria per capire, almeno un po’, l’essenza del discorso e quali sono gli assunti di base, prima di passare alla loro realizzazione.

E' stata una premessa molto, molto sintetica e mi rendo conto che gli argomenti trattati possono apparire inverosimili dato il secolare modello di vita, o meglio modello di morte, che c’è stato continuamente propinato.

Se interroghiamo sinceramente il cuore lasciando andare, per un attimo, le sovrastrutture ed i "programmi" che ci sono stati inseriti, costateremo che queste cose sono vere; lo sappiamo da sempre...

Ciò che ho scritto fin ora non è frutto di mie personali convinzioni ma della saggezza millenaria delle Tradizioni.

 

SULL’ENERGIA

 

« Non si deve cercare di guarire il corpo senza cercare di guarire l’anima »Platone

 

L’essere umano ha un potere enorme che neppure Dio va a toccare; è il potere di decidere….!

Per comprendere a fondo il significato di malattie e sintomi dobbiamo imparare a ragionare in termini di energia. Ogni discorso filosofico, letterario, umano o che tratti di Amore universale, di Dio, di Luce o di guarigione ha sempre un fondamento energetico dimostrabile attraverso formulazioni matematiche. Questo dovrebbe soddisfare anche i cosiddetti scettici.

Ma cos’è l’energia? La sentiamo nominare riguardo a vari aspetti, energia elettrica, termica, meccanica, cinetica, atomica, centrifuga, solare, eolica oppure diciamo: «quel bambino ha energia da vendere!»

In effetti, tutto è energia, qualsiasi cosa. La differenza esistente tra un oggetto ed un altro è solo una diversa densità che chiamiamo frequenza o vibrazione. Più c’è densità (materia) meno è la vibrazione. Un sasso ha una densità maggiore ed una vibrazione minore del legno. Il ghiaccio vibra più lentamente dell’acqua allo stato liquido che a sua volta vibra più lentamente del vapore acqueo. Ghiaccio, acqua liquida e vapore sono tre diverse vibrazioni energetiche della stessa sostanza.

Ugualmente corpo (ghiaccio), mente-emozioni (acqua liquida) e spirito (vapore) sono tre piani di vibrazione dell’essere, ma l’essere è uno, così come l’acqua è una nei suoi tre differenti stati. Tre in uno… ci ricorda qualcosa?

Per ottenere uno stato denso si deve togliere energia allo stato meno denso, se si toglie energia all’acqua, cioè la si raffredda, si ottiene il ghiaccio.

Il corpo fisico non è altro che l’aspetto denso della mente e delle emozioni.

Lo Spirito ha una vibrazione elevatissima ed è allineato con l’intelligenza cosmica, la Luce, Dio, prendete la definizione che più vi piace.

Quando la mente non è in sintonia con l’allineamento dello Spirito, cioè produce pensieri o emozioni negative, queste si traducono immediatamente a livello denso, in sintomo o malattia.

Più l’energia possiede una vibrazione elevata, maggiore è la sua potenza. Possiamo immaginare i livelli energetici come gli strati di una cipolla che si espandono all’infinito. Per usare uno schema mentale abituale, si può affermare che le vibrazioni più potenti, altissime e splendenti, come l’Amore Universale, sono poste in alto, mentre, gerarchicamente, si situano in basso le energie a vibrazione minore. Da qui scaturiscono le immagini di paradiso e inferno che ci sono tramandate.

Qualsiasi forma materiale, da una malattia ad un oggetto sono create da una forma di energia non-materiale a vibrazione più elevata, generalmente dalla mente. Prima che esista una sedia come oggetto materiale deve esistere l’idea, il pensiero che ne permetta la costruzione; pensiero-azione e non viceversa.

Il pensiero è una forma di energia molto potente, in grado di gestire il corpo a suo piacimento, di guarirlo o di ucciderlo, di farci vivere felici o malissimo, dipende, come dicevo prima, se s’ispira a vibrazioni elevate dello Spirito o a vibrazioni basse della materia, dell’avere, dell’egoismo, degli istinti “bassi” e così via.

Se potessimo osservare energeticamente una malattia la vedremmo presente su molti livelli dei quali, il livello corporeo è l’ultimo in cui si manifesta. Oltre al corpo fisico abbiamo, infatti, altri 6 corpi, (proprio come nell’esempio della cipolla); eterico, astrale, mentale, causale, cosmico (o buddhico) e divino (o atmico). Il primo, l’eterico è una specie di rivestimento tutt’intorno al corpo fisico che si estende per 10-15 cm., l’astrale si estende per circa un metro dal corpo fisico, il mentale per circa 4 metri e così via in progressione esponenziale; l’ultimo, l’atmico idealmente si estende in tutto l’universo.

I corpi che c’interessano per quanto riguarda le malattia oltre al corpo fisico sono i prime tre, eterico, astrale e mentale. Ognuno di essi ha una porta di comunicazione detta chakra (termine sanscrito che significa ruota o vortice). La malattia incomincia a prendere “corpo” da una vibrazione più elevata, a livello di corpo mentale, poi penetra nel livello astrale, nell’eterico ed attraverso il chakra che meglio risuona con il tipo di sintomo, di insedia nel corpo fisico. L’insieme di corpo eterico, astrale ed, in parte, mentale formano la cosiddetta aura che, se qualche anno fa era considerata solo un’illusoria credenza delle Tradizioni, con la tecnologia odierna è ben rilevabile, fotografabile, misurabile in termini di campo elettromagnetico. La malattia prima di manifestarsi fisicamente è presente nell’aura ed è facile capire come intervenendo a questo livello si possa dissolvere il percorso di quella particolare energia o meglio ancora evitarne la formazione.

Come? Tenendo pulita l’aura. Pulire l’aura significa utilizzare tecniche adeguate ed adottare un modo di essere, di pensare e di comportarsi rivolto alla Luce. Il discorso precedente è sempre valido!

 

 

 L’ATTEGGIAMENTO ED IL METODO

 

« Non si può insegnare niente alle persone. Si può soltanto aiutarle a scoprire che già possiedono in sé tutto ciò che vi è da imparare »

Galileo

Si parla molto di "new age", di "alternativo", ma regna una gran confusione a tal proposito. New age, nuova era, era dell'acquario, termini usati per designare l'epoca che inizierà dopo il salto energetico che la Terra sta per compiere. La new age si caratterizza come movimento che anticipa il nuovo mondo e riscopre le tecniche ed i metodi, delle antiche Tradizioni, utili alla guarigione, all'attuazione del processo evolutivo.

E' importante sapere che poche persone sono, al momento, in grado di distinguere una tecnica effettivamente efficace da una scopiazzata dalle Tradizioni, alla bella meglio in modo superficiale, da personaggi che della nuova era traggono solo un’occasione per far soldi.

E' altrettanto importante chiarire che nessuno guarisce nessun altro.

Non esiste un guaritore nel senso comune del termine, altrimenti tutti guarirebbero con quella persona, quel metodo o quella cura...

Se notate, qualcuno guarisce con le cure ospedaliere, con i farmaci, (anche devastanti), altri con la pranoterapia, altri col succo di aloe, altri ancora con la Madonna di Lourdes. Perché queste cure, diversissime tra loro, godono tutte di un targhet entro il quale funzionano? Perché il tipo di cura o di guaritore sono solo strumenti per infondere fiducia ed energia, necessarie affinché la persona “si guarisca”.

Guarisca se stessa.

Chi ha fiducia nella Madonna guarirà rivolgendosi a Lei, chi ha fiducia nel tal medico guarirà rivolgendosi a lui e così via. Viene da pensare che il guaritore non sia colui che guarisce effettivamente, ma colui che sa infondere fiducia ed energia.

Un buon criterio è di scegliere un guaritore che sia un pò più guarito della persona che cura; spesso vedo dispensatori di energie di altissimo livello o comunicatori con Angeli ed entità Divine, insultare l'automobilista davanti...Andreste da un guaritore simile?

Chi riveste il ruolo di guaritore deve essere una persona solare, umile, centrata nel cuore, deve aver compiuto un grande lavoro su di sé, aver superato i problemi dettati dall'ego; deve saper dare, amare, dare l'aiuto che serve da una posizione di Luce.

Vediamo ora l'atteggiamento di chi vuol essere aiutato. Innanzi tutto bisogna essere ben consapevoli di avere un ruolo attivo e di assumersi completamente la responsabilità del proprio stato. Alternativo è una parola di moda e spesso è intesa come l'andare in erboristeria anziché in farmacia o rivolgersi all'esoterista anziché al medico.

Alternativo non è questo. E' l'atteggiamento; come dicevo poc'anzi è smettere di credere che la guarigione arrivi da fuori. E'impensabile modificare uno stato, di malattia o di disagio, a qualunque livello, senza cambiare. Questo è credere nelle favole! Se l'astio col capo ufficio mi procura mal di stomaco come posso pensare che qualcuno mi tolga il dolore se non sono disposto a modificare il rapporto col capoufficio? Ecco che il guaritore mi aiuterà a capire la causa del mal di stomaco, mi fornirà energia, mi darà strumenti per modificare il problema col capoufficio, ma non potrà mai sostituirsi a me in questo. Sarò sempre e solo io l'artefice della modifica giacché il mal di stomaco è mio....

Solo dopo il cambiamento il dolore scomparirà definitivamente.

Oppure posso prendere degli antidolorifici ed il dolore può anche sparire pur rimanendo astioso col capoufficio...ma sarà duraturo? Sarò veramente guarito? Ha avuto un senso il dolore, ha cosa è servito?

Permettetemi un consiglio; non rivolgetevi all'alternativo senza la voglia di cambiare, sprechereste tempo e denaro ma, peggio, rischiereste di aggravare la situazione. In questo caso molto meglio rivolgersi al medico anzi il medico non va abbandonato anche in caso di scelta alternativa...Per quanto è la mia esperienza dove c'è effettiva voglia di mettersi in gioco i risultati positivi sono del cento percento ma, devo dire onestamente, per non illudere nessuno, io stesso consiglio a molte persone di cambiare metodo semplicemente perché non è ancora giunto il momento di cambiare e la persona deve ancora sperimentare il problema per un certo tempo. Ovviamente è certamente comunque utile proporre esercizi, meditazioni o sedute periodiche di pulizia dell'aura proprio per favorire il momento della trasformazione. Dopo questa doverosa parte torniamo nella fase più operativa.

 

« Sappiate fin d’ora prendere coscienza di ogni cellula del vostro corpo; identificatevi con esse e fate in modo che esse riescano ad identificarsi con voi »

Meurois Givaudan

                                                          

IL PRIMO CHAKRA

 

Abbiamo visto, in sintesi, le basi teoriche che descrivono i motivi della malattia e qualche indicazione per risolverli. Adesso ci occupiamo, sempre a grandi linee, dei messaggi sott'intesi dai sintomi.

Queste descrizioni sono molto generali e devono, perciò, essere prese in senso ampio. Il sintomo non va interpretato sulla base di tabelle ma tenendo in primo piano la persona, i suoi vissuti, la sua attuale situazione, il suo modo di essere e una serie di altri fattori. L'interpretazione esatta del sintomo ed il comportamento da adottare, deve avvenire singolarmente mediante una raccolta di informazioni ma, soprattutto, con un contatto energetico che definisca inequivocabilmente la situazione.

Per capire la funzione dei chakra è indispensabile servirsi dell'analogia, del paragone. Così, ad esempio, si comprende molto meglio che cos'è il sole se viene paragonato a calore, luce, fuoco, leone, rosso, giallo, estate ecc, che non, se viene spiegata l'esatta formulazione delle reazioni chimiche solari.

Chakra significa "vortice, porta, ruota". E’ da intendere come una funzione ed un organo energetico. Ogni chakra è in relazione con alcune parti del corpo, delle emozioni, della mente. I chakra sono sette, (anche se esistono modelli più complessi), e rappresentano sette stati di coscienza, dal più basso al più elevato; sono quindi rappresentativi dell'evoluzione. Sono la "porta" tra corpo fisico e corpo energetico (aura), attraverso la quale passa energia vitale; è importantissimo tener queste porte il più possibile aperte. In presenza di malattia il chakra corrispondente tende a chiudersi.

 

PRIMO CHAKRA

Il suo nome è "radice, sostegno", è situato sul perineo, (tra ano e genitali), è associato al colore rosso ruggine ed ai suoni bassi, (nota do). L'elemento simbolo è la terra.

Radice, sostegno; dal primo chakra dipendono lo scheletro, (ossa), i piedi, le gambe, l'ultimo tratto di intestino, gli organi genitali. E' comunque in relazione con tutto il corpo fisico, per qualsiasi sintomo.

I temi che riguardano ossa ed articolazioni sono: piede = stabilità e capacità di spostarsi. Ginocchio = rigidità, umiltà, capacità di piegarsi. Anca = capacità di progredire. Colonna lombare = carichi inconsci, futuro incerto; colonna dorsale = apertura del cuore (amore, estroversione), colonna cervicale = capacità di cambiare il punto di vista. Spalle = eccesso di "pesi"e responsabilità. Gomito = rapporto tra dare e avere. Polso = libertà-prigionia. Mano = sensibilità, malleabilità.

Le gambe sono in rapporto con stabilità, solidità, sentirsi "radicati", sicurezza, avere una base d'appoggio. I problemi ed i dolori alla colonna vertebrale sono sempre indice di un sovraccarico o di una rigidità, ne parlerò meglio nella descrizione dei prossimi chakra.

Organi genitali = gestione della sessualità intesa, a questo livello, come funzione normale e necessaria dell'organismo e non connotata dall'alone di peccato, perversione, tabù, oscurità ecc, tanto caro a chi sulla base di peccato e colpa gestisce il ricco commercio del sesso...

Intestino = eliminazione. Riguarda la capacità di disfarsi dei fardelli inutili...alleggerirsi, il saper trarre insegnamento dalle esperienze senza trascinarle, senza temere di "lasciar andare".

Emotivamente il primo chakra riguarda il tema sicurezza-insicurezza, (tossicodipendenza) stabilità, solidità, sentirsi "radicati", possedere una casa, una famiglia. Capita spesso che dopo la morte di un congiunto insorgano sintomi da primo chakra... E'anche in relazione con il sentirsi nutriti (anoressia-bulimia)

Nella tradizione induista il primo chakra è simboleggiato dall'elefante, si può ben paragonare alle fondamenta della casa...

 

IL SECONDO CHAKRA

 

L'insieme dei primi tre chakra costituisce quello che le tradizioni, ma anche la psicologia dei nostri giorni, definiscono come “ego” o “personalità”.

In latino "persona" significa "maschera"…

I primi tre chakra costituiscono l'essere nel suo aspetto inferiore, sono, per intenderci, patrimonio anche degli animali; la sfida dell'uomo consiste nel superare il livello dei chakra inferiori per portarsi al chakra; del cuore. Il modello più vicino alla nostra cultura è Gesù; il Maestro. I tre chakra inferiori si sono costituiti nel momento in cui, da perfetti esseri di Luce, decidemmo di sperimentare la realtà terrena. (Ci si può rifare alla metafora di Adamo ed Eva). Per sperimentare questa realtà abbiamo dovuto acquisire un corpo che deve la sua esistenza ai primi tre chakra, appunto. La "dimensione terra" è governata dal principio della dualità e della contrapposizione; bene-male, giorno-notte, maschile-femminile, ragione-torto, colpa tua-colpa mia, positivo-negativo ecc, ecc. Questo principio ci porta a considerare reali, morte, castigo, malattia, sofferenza, vendetta, odio...

I primi tre chakra rappresentano, quindi, la nostra "prigione terrena" e costituiscono tutto quanto dobbiamo superare per riappropriarci della nostra vera essenza; Luce e Amore.

Il secondo chakra si situa posteriormente all'altezza della regione lombare, sul davanti qualche centimetro sotto l'ombelico. Rappresenta l'elemento acqua che per sua natura è l'elemento che conserva le memorie. Memorie dolorose anche molto antiche, esperienze da portare a termine, ma soprattutto paure; il secondo chakra rappresenta le paure e le emozioni ad esse collegate come desiderio e rifiuto.

Desiderio di avere, di possedere oggetti materiali, denaro oltremisura, sentirsi di valere in base alla quantità di materia accumulata.

Rifiuto, cioè il non riuscire a tollerare qualcosa o qualcuno; dal punto di vista energetico desiderare fortemente o rifutare fortemente ha la stessa valenza, sono entrambe energie che chiudono il secondo chakra. L'animale rappresentativo è il serpente, guarda caso, la provocazione a credere in quello che dice, ma anche occasione per superare...

Dio potrebbe benissimo eliminare il serpente (male); perché non lo fa? Proprio perché il serpente rappresenta l'occasione per crescere, (potremmo chiamarlo malattia, è la stessa cosa) ed anche perché nella sua perfezione Dio non ci toglie la possibilità di scelta tra inferno o paradiso; quel che è certo è che sono qui ora; a noi la scelta. Fisicamente il primo chakra governa l'intestino, (inequivocabile la forma di serpente) i reni, la pelle, gli organi che si occupano degli equilibri idrici. Il malfunzionamento del secondo chakra si manifesta fisicamente con malattie della pelle (emblematica la psoriasi), dell'intestino (coliti, stitichezza-diarrea ecc) e renali (calcoli, gonfiori agli arti inferiori, nefriti...). Un problema alla schiena che indica il coinvolgimento del secondo chakra è l’iperlordosi lombare, ovvero un eccesso di curva lombare che costringe i reni in poco spazio e pone il bacino in un atteggiamento di fuga. Anche il suo opposto rappresenta un blocco in una posizione di difesa; pancia contratta come per “non lasciarsi scappare niente”. Il bacino è la sede del secondo chakra ed è una zona che spessissimo si tende a bloccare per impedire il fluire della emozioni a livello viscerale. In questo modo si crede di poter bloccare il dolore ma è un illusione; si blocca, invece, il piacere. Da come si mantiene la posizione del bacino e della colonna lombare si traggono numerosissime informazioni, utili per elaborare il messaggio del sintomo, e le relative modalità di intervento.Il secondo chakra rappresenta la sfera emotiva, il colore connesso é l'arancione, la vibrazione affine la nota re.

I problemi fisici relativi possono essere ricondotti ad eccesso di paura (anche per qualcosa di molto specifico), di desiderio smodato, o di avversione eccessiva verso qualcosa.

Concludendo il secondo chakra rappresenta il vero e proprio “drago da domare”, il controllo degli impulsi viscerali eccessivi e l’integrazione del fatto che la paura è sempre e solo una falsa credenza che fa vivere l’inferno adesso, cosa ben lontana dalla realtà.

 

 

IL TERZO CHAKRA

 

Il terzo chakra si identifica con il plesso solare, (la bocca dello stomaco) la sede dell’ego. Ci sono ormai diverse teorie che identificano il plesso solare come il primo cervello da cui, poi, è derivato quello attuale.

In sanscrito il nome del terzo chakra, “manipura” significa “città dei gioielli splendenti”, la stessa identica definizione che dà Dante della città di Dite, (bella coincidenza!), la parte più profonda dell’inferno, quella dove sono racchiusi i traumi prodotti dall’uso della mente. Il terzo chakra è legato al corpo mentale, (il primo al corpo fisico ed eterico, il secondo a quello emotivo). le energie negative che lo presiedono sono rabbia e depressione che energeticamente sono la stessa cosa, (così come desiderio-avversione per il secondo chakra); l’una è rivolta verso l’esterno, l’altra verso l’interno. Da queste deriva il repertorio patologico frutto di successive elaborazioni mentali, vendetta, tradimento, rabbia vera e propria, invidia, avarizia, gelosia, ecc, ecc, tutte manifestazioni che alimentano la barriera illusoria della separazione io-altri o peggio, che, addirittura, si adoperano per arrecare danno consapevole. Per questo la psicologia definisce “traumi sociali” gli effetti di queste manifestazioni, sempre più esasperate di questi tempi dove l’ego sta mostrandosi nella sua natura di distruttore della vita. Questa negatività è recepita, scaricata e manifestata dagli organi addominali, fegato, cistifellea, stomaco, duodeno, intestino tenue, milza pancreas, ghiandole surrenali. Ad esempio la frustrazione di non esser valutati come si crede di dover esserlo, produce danno allo stomaco. Senza andare molto lontano le espressioni del linguaggio popolare sono tutt’altro che casuali (anche loro!) e contengono delle sacrosante verità che, se non fossero snobbate dalla scienza come fantasie popolari, varrebbe la pena indagare. “Mi mangio il fegato”, “Ho un attacco di bile”, “Quella tal cosa non mi è andata giù”, “Mi brucia lo stomaco” “Ho un peso sullo stomaco”, “Sono verde (bile) di rabbia” ecc.

In generale la funzione del terzo chakra è la digestione, ovviamente non solo riferita al cibo ma a tutti i livelli. E’, infatti, qualcosa di “non digerito” che dà luogo alle reazioni nominate poc’anzi, prime fra tutte, appunto, rabbia e depressione.

Il colore del terzo chakra è il giallo ocra, l’elemento associato il fuoco, l’animale associato l’ariete, il senso è la vista.

Un grande contributo a chiudere o a sfasare il terzo chakra, è dato dall’eccessivo attaccamento al denaro (non alla quantità!) che rappresenta l’ego, separato per eccellenza e rivolto esclusivamente alla materia. Con “Lascia tutto e seguirmi” Gesù intendeva di non perseguire l’attaccamento eccessivo alla materia, non di dare i soldi a Lui, com’è stato felicemente, per qualcuno, divulgato. Può esserci un multimiliardario perfettamente slegato dalla patologia dell’attaccamento, che intende il denaro una forma d’energia mobile, quale è, ed un impiegato che pensa compulsivamente al denaro, con desiderio di trattenerlo e di accumularne altro; Gesù si rivolgeva a quest’ultimo. Il denaro è uno dei mille ingredienti, non il solo, necessari alla vita, perlomeno così come abbiamo socialmente deciso di concepirla.

Quando il terzo chakra è aperto e ben bilanciato genera senso di pace e armonia con l’”io” ed il posto che si occupa nella vita. Vi è accettazione e rispetto degli altri, equità di valutazione, comprensione che tutti gli eventi hanno un’utilità. Tutte le azioni contribuiscono allo sviluppo spirituale ed al benessere materiale, nostro e degli altri. Il chakra emanerà la sua luce, (fuoco) e proteggerà dalle energie negative.

 

IL QUARTO CHAKRA

 

E’ detto il chakra del cuore, nome sanscrito Anahata, si trova al centro del petto, è sintonizzato sulle frequenze dei colori verde e rosso vivo, l’elemento associato è l’aria, l’animale associato l’antilope. Essendo il quarto dei sette chakra, ha il ruolo di perno sul quale i tre chakra sottostanti ed i tre soprastanti possono interscambiarsi stabilendo la corrispondenza 1° - 7°, 2° - 6°, 3° - 5°. ( si capirà meglio dopo la descrizione di tutti e sette!) Così come il sole è il centro del sistema solare, il quarto chakra è il centro dell’essere umano, la vera e propria “sede dell’Essere”, che corrisponde, secondo la nostra Tradizione, all’energia “Cristica” e rappresenta il massimo raggiungimento dell’uomo. Non a caso il sole è sempre stato adorato nell’antichità, non solo per il suo valore astrologico o come fonte di vita, ma per la similitudine, anche se ancor riduttiva, con Dio così come il cuore (sacro) compare praticamente ovunque nell’iconografia Cristiana come sorgente di luce e simbolo d’Amore. Sole e cuore sono i simboli che meglio evocano Dio e, se ben compresi ed opportunamente utilizzati, diventano veri e propri strumenti di crescita; il sole è sempre visibile, è sempre utilizzabile, è sempre un’immagine divina, (ed è sempre gratis, forse è per questo che viene trascurato se non come lampada abbronzante!) Il rapporto tra il sole ed i suoi raggi è lo stesso esistente tra Dio e l’uomo. Il chakra del cuore è il “Regno” di cui parla Gesù, il paradiso, non già una fantasiosa città sospesa nel nulla, ma una condizione attuabile qui ed ora. Nel chakra del cuore avviene la trasformazione delle energie in eccesso, negative, provenienti dai centri sottostanti, (definiti dalla Tradizione ebraica “inferno” tout court) in energia positiva ed inviate ai centri superiori ed a tutto l’essere, Per esempio l’energia negativa che si sviluppa sostenendo il desiderio egoico, finalizzato al proprio vantaggio ecc, quando passa attraverso il cuore si trasforma in desiderio per la crescita personale e della collettività.

Essere nel cuore significa che qualsiasi azione o pensiero ha come base un intenzione di Amore, in modo da superare il meccanismo della dualità e della separazione.

Gli organi presieduti dal quarto chakra sono i polmoni, il cuore fisico, il tratto di colonna dorsale. I disturbi cardiaci hanno un chiaro nesso con il tema di “aprire il cuore” (non colpevole…ben inteso!) Ancora una volta il linguaggio comune descrive benissimo quello che sta dietro ai problemi di cuore e, in generale come si utilizza per descrivere qualità come la bontà, l’altruismo, la generosità: “ ha un cuore di pietra, ha il cuore duro, te lo chiedo col cuore, è senza cuore, ha un cuore d’oro, ecc” I polmoni sono legati al senso di libertà, all’allegria, al gusto di vivere. Una respirazione piena, calma e profonda, dona vitalità, senso di libertà mentre una respirazione corta e frequente, dovuta al fatto di tenere la schiena “gobba” od i polmoni afflosciati promuove un senso di stanchezza, un energia stagnante, una situazione depressa (de-primere = togliere pressione) Il quarto chakra governa la colonna dorsale, dai reni al collo, che può essere mantenuta in un atteggiamento militaresco che gonfia il petto (per spaventare il “nemico”) e dà un’immagine di apparente apertura del cuore; apparente perché è sempre controbilanciata da una grande tensione lombare. L’individuo in atteggiamento militaresco sta combattendo una battaglia interiore…. Viceversa il tratto dorsale può apparire accasciato, “gobbo”, una specie di rinuncia a “star su”. Si nota spesso negli intellettuali che mettono “la testa davanti a tutto” ed arretrano con il cuore o in chi, invece antepone la forte e muscolosa pancia (sfera istintiva) in difesa del delicato e fragile cuore, formando uno schema di perenne difesa, in cui l’energia è quasi totalmente bloccata. Tipico nell’età dell’adolescenza, dove il cuore subisce una grande e definitiva trasformazione, prendendo il suo posto nella vita della persona, incontrare una certa difficoltà nell’ingresso del mondo “adulto”; la risposta è, anche logicamente, il tentativo di “seppellire il cuore dentro al petto”. La depressione giovanile è un fenomeno a dir poco preoccupante, come pure l’altra faccia della medaglia; l’aggressività. I segnali evidenti che provengono dalla posizione del corpo e che troppo spesso si attribuiscono allo stare sui banchi di scuola, sono, nel contempo delle richieste di aiuto. E’ importantissimo accorgersene ed intervenire in modo globale con un atteggiamento di accoglienza e comprensione. Spesso si liquida il tutto con la “prescrizione” di praticare uno sport….mi pare un po’ limitato! E’ un argomento sul quale c’è molto da dire e da fare, in particolare un lavoro sulla persona che la aiuti a centrarsi il più possibile nel cuore. Qualcuno lo ha detto molti anni fa e molto meglio di me e ci ha anche fornito un modello, teorico e pratico; io mi limito a ricordarlo!

 

QUINTO, SESTO E SETTIMO CHAKRA

 

Descrivo brevemente questi tre chakra perché corrispondono a livelli di coscienza molto elevati che per essere sperimentati abbisognano della piena “risoluzione” dei livelli sottostanti. L’induismo ed il buddismo definiscono il 5° chakra il livello “illuminato”, il 6° di “semidio” ed il 7° della piena coscienza Divina. La psicologia direbbe che sono livelli dove non esiste più materiale rimosso e proiettato, oppure che l’inconscio, (l’ombra, la “stanza buia”) è stato aperto per accedere allo stadio di supercoscienza.

Di fatto qualsiasi cosa non rientri nell’espressione della pura felicità è imputabile ai primi tre chakra quindi il 99% del lavoro personale deve essere rivolto e svolto, a quei livelli che riguardano corpo, emozioni e mente.

Ribilanciati i rapporti con istinto di sopravvivenza, di riproduzione e d’aggregazione, con desideri ed avversioni, con rabbia e depressione, con il senso di colpa, di non essere all’altezza, di vergogna, potremo accedere a livelli superiori e potremo sperimentare un’effettiva “guarigione e rinascita”. Il 4° chakra, quello del cuore è il centro dell’essere (come il sole è il centro del sistema solare), il perno attorno al quale vivere le esperienze ed approfondire la conoscenza di sé e, di conseguenza, del mondo. Gli altri sei chakra hanno vari rapporti tra loro; il più importante è il rapporto concentrico. Il 5° chakra è in rapporto con il 3°, il 6° con il 2° ed il 7° con il 1°. Si comprende meglio quanto dicevo prima, ad esempio la coscienza di Dio (7°), è in stretto rapporto con l’aver risolto le tematiche relative al 1° chakra; “Come in cielo così in terra”, non sono certo parole pronunciate a caso.

5°CHAKRA, GOLA. Significa “il purificato”. Cristo ha detto “La bocca parli dall’abbondanza del cuore”, cioè senza doppiezza. Doppiezza. Falsità e menzogna sono suggerite dall’ego (3° chakra) e sono messe in pratica dalla bocca, dalla parola. La funzione connessa è la respirazione, gli organi interessati sono polmoni, bocca, gola ed orecchie. Il colore è l’azzurro. L’immagine divina associata è Shiva, la figura per metà uomo e per metà donna. Significa che quando si raggiunge la coscienza del 5° chakra viene integrata la polarità, si trascende il meccanismo degli opposti, bene-male, torto-ragione, dentro-fuori, colpa tua-colpa mia, ecc, e si ri-torna allo stato “precedente alla caduta”, l’androgino di cui parla Platone, la completezza. Ognuno di noi è completo in tutto. Per esempio, per vivere bene un rapporto affettivo bisogna essere già completi e non cercare nell’altro un completamento od una stampella.

6° CHAKRA, FRONTE. Il Comando. E’ il “terzo occhio, è collegato al 2° chakra. E’ al di là dello spazio, del tempo e della forma. L’indaco è il misterioso colore che lo rappresenta. Il potere della visione energetica, dell’intuizione esercitato da una base in cui il 2° chakra è bilanciato.

7° CHAKRA, CORONA. Il “loto dai mille petali”, situato sulla sommità del capo, colore viola o bianco, rappresentato nella tradizione Cristiana dall’aureola. E’ decisamente un livello fuori dal corpo in cui si contattano vibrazioni molto elevate.

 

Il Tai Chi (ITCCA), opera un lavoro enorme sui chakra; innanzitutto sul loro riallineamento, mediante un intervento meticoloso sulla postura.

Il primo chakra è trattato in quanto radicamento, scarico del peso a terra, lavoro sulla base d’appoggio.  Secondo, quarto e sesto chakra diventano per il Taoismo i tre Tan Tien, i tre Centri, i tre Tesori sui quali, unitamente al lavoro sul diaframma, terzo chakra, e sulla gola, quinto chakra, si sviluppa l’apprendimento del Tai Chi. Possiamo capire l’importanza e la profondità di questo approccio che tocca evidentemente le tematiche sopra citate.

 

TIRIAMO LE SOMME

                   

Spero di aver suscitato in qualcuno se non altro un po’ di curiosità, uno stimolo a cercare informazioni, a trovare delle risposte. Tutto ha una risposta, una causa reale che spesso non viene presa in considerazione perché fuorviati dalle cause apparenti.

La questione è: qual è lo scopo della vita? Siamo qui per un motivo o per caso? Siamo in balìa della fortuna/sfortuna o possiamo decidere? Siamo artefici e responsabili della nostra vita? Se lo scopo dell’esistenza non è l’evoluzione, qual è? La malattia, il sintomo, il problema, il non essere felici e appagati, sono fattori che ci assalgono dall’esterno o li produciamo noi? Perché? Come liberarcene? Che cosa dobbiamo imparare? Ci suggeriscono delle modifiche da apportare o son solo sfortune casuali?

Sta ad ognuno di noi rispondere, sentire qual è la strada migliore da seguire. Le Tradizioni ci spiegano che l’obiettivo dell’esistenza è evolvere, ovvero ri-tornare alla Luce della quale siamo figli. Per tutta la vita ed in tutti i frangenti abbiamo aiuti e suggerimenti in questo senso; si tratta di capirli, accettarli e metterli in atto.

Alla base concettuale si affianca quella scientifica. Esiste un complesso sistema energetico che alimenta il corpo fisico e ci collega con tutto e con tutti, “magicamente” documentato già da 12000 anni, che sta diventando bagaglio della nostra scienza da quando è stata scoperta la teoria del campo unificato, la tecnologia frattale, gli studi sul codice genetico, la teoria della matrice “s” ed altro ancora. E’ straordinario come, finalmente, si combinino teorie orientali e occidentali, fedi e numeri, sentimenti e geometrie, emozioni e campi elettromagnetici.

Personalmente non mi sono accontentato neppure delle spiegazioni teoriche, sebbene provenienti da fonti autorevolissime, per questo ho cercato metodi che dessero risultati pratici, visibili, concreti, altrimenti tutto sarebbe stato inutile: ne ho trovati diversi, tutti utili, tutti con un loro campo di applicazione a volte molto specializzato. Li ho usati, mi sono serviti. Ma tutti hanno avuto un periodo di uso, esaurito il quale è come se fossero “scaduti”, un po’ come utilizzare vari mezzi di trasporto per compiere un viaggio; esaurito il tratto in nave, si esaurisce l’utilizzo e quindi l’utilità, della nave stessa.

L’unico mezzo che, non solo non si è esaurito, ma, al contrario ha acquistato sempre più spessore, interesse e profondità è stato il Tai Chi. Più lo pratico e più mi accorgo della vastità e dell’universalità dei principi che contiene. Sorrido se penso a quando credevo di aver capito, dopo due o tre anni di pratica….mi accorgo adesso di essere solo all’inizio di quella che è la comprensione profonda del Tai Chi e la strada spirituale in esso contenuta.

Ringrazio per la passione con la quale mi sono stati offerti sempre nuovi spunti e motivi di riflessione l’amico M° Carlo Lopez, responsabile nazionale ITCCA, e, per avermi ritenuto all’altezza di diffondere il Tai Chi, condividendo un insegnamento molto speciale il  M° Chu King Hung, depositario dello stile Yang e presidente della ITCCA europea.

 

Nulla comunque di miracoloso, il lavoro e sempre personale, ognuno è il solo artefice della propria guarigione, non esiste nessun guaritore (reale), nessun mago, santone, talismano o pozione miracolosa.

Serve, casomai, qualche consiglio, aiuto, spiegazione, “spintarella” o “spintone”, ma nessun intermediario che parli con Dio al posto nostro, per il semplice fatto che Dio è in noi qui ed ora, non è lontano, non si deve raggiungere solo dopo la morte, se ce lo meritiamo. Non è il Dio dei morti, è il Dio dei vivi; chi ci fornisce l’immagine della Sua lontananza, che dobbiamo penare faticosamente per raggiungerLo, sta facendo il gioco dell’ego, probabilmente per un suo personale tornaconto.

Fateci caso!

Dio è qui, in ogni nostro atomo, è la Vita che ci anima, è l’Amore puro ed incondizionato di cui siamo fatti. E’ compito nostro decidere di togliere le tende nere che ci impediscono di vederLo, oppure continuare a credere che ci abbia abbandonato o peggio che non esista.

  

 

L’intera creazione esiste in te, e tutto quello che è in te esiste anche nella creazione.
Non esistono confini tra te e un oggetto che è accanto a te, proprio come non esiste distanza tra te e oggetti molto lontani.
Tutte le cose, le più piccole come le più grandi, sono presenti in te e uguali a te.
Un unico atomo contiene tutti gli elementi della terra.
Un solo movimento dello spirito comprende tutte le leggi della vita.
In un'unica goccia d’acqua si cela il segreto dell’oceano infinito.
Un'unica tua manifestazione rivela tutte le manifestazioni della vita
L’intera creazione esiste in te, e tutto quello che è in te esiste anche nella creazione.
Non esistono confini tra te e un oggetto che è accanto a te, proprio come non esiste distanza tra te e oggetti molto lontani.
Tutte le cose, le più piccole come le più grandi, sono presenti in te e uguali a te.
Un unico atomo contiene tutti gli elementi della terra.
Un solo movimento dello spirito comprende tutte le leggi della vita.
In un'unica goccia d’acqua si cela il segreto dell’oceano infinito.
Un'unica tua manifestazione rivela tutte le manifestazioni della vita

 

                                                                                                Kahlil Gibran                                                  

 

CONCLUSIONE

 

Capisco che gli argomenti di questo scritto non sono facili da “digerire”, sembrano strani, fantasiosi o inverosimili, ma se così fosse, quanto c’è riferito dalla storia, dalla mitologia e dalle Tradizioni di tutto il globo, Cristianesimo compreso, sarebbe frutto di un’anomala immaginazione collettiva durata migliaia di anni. Porre l’evoluzione al centro della propria vita non è una stranezza in quanto è, indipendentemente dalle idee personali, lo scopo implicito di ogni essere vivente e di ogni evento. Tutto quel che succede è uno stimolo ad evolvere:

guarire è l’atto creativo su cui si basa l’evoluzione.

Gli eventi, in particolare quelli che consideriamo negativi, dovrebbero stimolarci a reagire, a staccarci dal meccanismo che li determinano ed a modificare l’atteggiamento. Mai come oggi gli stimoli sono ben visibili e netti; guerre, caos politico ed economico, violenze domestiche, intolleranza, rabbia, perversioni di tutti i tipi; l’umanità sembra un pesce che sbatte in poca acqua e l’elite dei “padroni del mondo” delega i politici di turno a ripetere le solite favole su come risolvere i problemi. Il metodo è sempre far leva sulle paure individuali e collettive in modo da giustificare lo sfruttamento, sempre più imponente, delle persone; lo chiamano “sforzo collettivo per il nostro futuro e quello dei nostri figli”. Pare che gli stimoli non manchino e che quindi sia ora di re-agire. Reagire significa incominciare a concepire il livello del chakra del cuore, vedere noi e gli altri senza colpa e renderci conto che tutti indistintamente siamo immenso valore, poiché siamo capaci di amare. Credo valga la pena di fare un tentativo, magari per pochi minuti al giorno…non è un processo irreversibile o costoso, si può sempre tornare indietro!

Un grazie speciale a chi ha seguito i corsi di tai chi con perseveranza ed impegno. Vi sarete resi conto che la pratica è ben diversa dalla teoria, affrontare la stanza buia, affrontarsi, non è per niente un fatto privo di dolore o, in ogni caso, di repulsione. Ma il tai chi fornisce dei modelli che diverranno sempre più evidenti e forti e porteranno a capire che la stanza buia è solo un immagine mentale, in realtà non esiste, è una specie di fantasma ma talmente radicato e talmente creduto vero da farlo sembrare reale.

L’augurio è di continuare a volersi esplorare e son sicuro che, insieme, ce la faremo.

                                                                                      Francesco.

 

 

 

 

Aggiornato al 05-nov-2005

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