| Premessa: l’analogia
Gli antichi crearono le Tradizioni, sistemi di “Conoscenza profonda” che, oggi come all’ora, si esprimono attraverso l’analogia,
La loro, infatti, è, Conoscenza basata sulla comprensione della natura energetica delle cose e delle relazioni, che si manifesta attraverso le forme.
Qualsiasi forma, che riguardi il mondo umano, organico, inorganico o creata artificialmente dall’uomo, è portatrice di un contenuto, esprime un “modello energetico”.
L’analogia utilizza il paragone per superare la limitatezza del linguaggio: “…è come…”, “…assomiglia a…”, “…ha le caratteristiche di…”, e via dicendo.
Sole, fuoco, calore, luce, espansione, giorno, yang, crescita, “infiammazione”, ecc, sono parole che descrivono lo stesso modello, energetico, anche se con diverse modalità di manifestazione.
Queste parole sono, perciò, analoghe.
Le scritture antiche si basano su ideo-grammi ovvero su immagini, su analogie.
I capolavori analogici delle Tradizioni sono dentro all’immortale cultura della mitologia.
Divinità, Dei, lo stesso “nostro” Dio, Angeli, personaggi epici, semidei, eventi straordinari, ecc, sono analogie, modelli dai quali dobbiamo trarre le qualità energetiche che ci comunicano, immagini che fanno comprendere la natura delle cose.
Lo stesso si può dire dei monumenti antichi, studiati e realizzati nei minimi dettagli per comunicare a noi, oggi, la Conoscenza Universale.
La cultura dell’analogia è stata sostituita, nel corso dei secoli, soprattutto in occidente, dalla cultura scientifica iniziata con le prime osservazioni e catalogazioni degli oggetti.
La scienza occidentale è nata, in accordo con la forma mentis meccanicistica newtoniana, come metodo per osservare, descrivere e catalogare ciò che si vede, ossia, attenzione, il mondo degli oggetti per il quale questo procedimento va senz’altro bene.
Mal si adatta, invece, al mondo organico per il quale la descrizione e la catalogazione, non ne comportano affatto la comprensione.
L’analogia, sole, fuoco, …ecc, non ha alcun senso per la scienza, semplicemente perché non ne vede il nesso che, peraltro, non sarà mai visibile mantenendo il punto di vista descrittivo.
Alla parola “sole”, la scienza ci fornisce un elenco di informazioni come la distanza dalla Terra, il peso, il volume, la composizione chimica e tutto ciò che contribuisce a migliorarne la descrizione.
La cultura descrittivo-enciclopedica, è fornita massivamente dalla scuola che, anno dopo anno, inserisce pagine e pagine di descrizioni nella mente che per la quasi totalità delle persone, (ed in modo imponente per chi riceve addestramenti prolungati), diventano inesorabilmente quello che si pensa sia la realtà.
In pratica non conosciamo la realtà ma solo una sua descrizione.
La nostra “libreria mentale” è uno strumento certamente utile e consultabile a nostro piacimento; ci ha portato sulla luna, su marte, ci ha fornito di computer, di navigatori satellitari, ecc, ma rimane pur sempre una “libreria mentale”. Noi siamo i proprietari della libreria, non siamo la libreria stessa.
E’ facile capire se la nostra natura sia più analogica o più scientifica. Ad esempio: le parole “sole”, “tulipano”, “cavallo”, “casa” evocano le relative immagini, oppure una serie di informazioni scientifiche?
Se qualcuno non conosce il tulipano capirà meglio cos’è, se gli suscitiamo un’immagine tipo: “Ha un gambo lungo così (mimica gestuale), con una o due foglie, ed una corolla a calice (altra mimica gestuale), oppure capirà meglio se gli elenchiamo il nome scientifico, la famiglia, la specie, i dati sulla fotosintesi, ecc?
La nostra mente, la nostra natura, è analogica.
La scienza descrittiva degli oggetti è stata determinante nel dotarci di tutti i comfort, “all inclusive”, di tutti gli oggetti che rendono la vita più facile.
Il prezzo è stato la perdita di contatto con il nostro centro, col nostro essere reale, causata dalla disabitudine e dall’oscuramento del pensiero analogico.
Amore, ansia, felicità, tristezza, come sono descritti dalla scienza? In nessun modo, sono “termini fuori catalogo”.
Un grosso limite.
Quando si sconfina dal mondo degli oggetti il limite è evidente.
Per descrivere il vivente la scienza utilizza, lo stesso, unico, noto criterio utilizzato per gli oggetti.
Quindi, per esempio, un dolore al ginocchio, sarà descritto nei minimi dettagli, grazie ad esami che forniscono osservazioni sempre più dettagliate, con parole incomprensibili, da libreria specializzata, che si limitano a raccontare quello che vedono ma non ne spiegano il significato.
La persona non ha nessuna comprensione del dolore al ginocchio, non è aiutata a capirne la causa, il perché, ciò nonostante spesso dice “finalmente so perché mi fa male il ginocchio…Sarebbe come se alla domanda: “che cos’è il sole?”, ci venisse risposto “è giallo!” Come possiamo accontentarci di una descrizione che nulla ha a che fare con la comprensione di cosa sia il sole o il dolore al ginocchio?
L’analogia, renderebbe nota una serie di corrispondenze, assai logiche: ginocchio, piegarsi, inginocchiarsi, (ci s’inginocchia davanti al Miracolo della vita, a Dio, all’Universo), umiltà, flessibilità, capacità di “ammortizzare”….Risalendo all’inizio del dolore al ginocchio e cercando in quell’ambito di “territorio” si perverrà senz’altro ad una comprensione maggiore che non leggendo il referto di una radiografia.
In verità una branca della scienza, la fisica delle particelle, ha ben compreso, da Einstein in poi, quanto il metodo descrittivo sia completamente superato e che le Tradizioni antiche avevano perfettamente chiara l’essenza della vita e dei fenomeni naturali, tant’è che il linguaggio analogico è diventato imprescindibile al più alto livello di ricerca scientifica.
Ma quanto dovremo aspettare che questo nuovo, (per la scienza), paradigma si estenda nella valutazione del dolore al ginocchio?
Probabilmente fin quando i potentati economici ed i baronati della scienza descrittiva degli oggetti, avranno convenienza ad aprire le porte della realtà, al mondo. Vien da pensare, “mai”. |
| IO SONO
La rappresentazione, senza particolari caratteristiche, di un essere umano, consiste in un punto, o un cerchio. Qualsiasi umano indipendentemente da razza, cultura o abitudini sociali rappresenterebbe se stesso in questo modo.
Il punto equivale, per analogia, al centro.
Per questo il lavoro sul centro è quanto mai concreto e non si basa su supposizioni: oggetti e organismi hanno un centro.
Ogni centro è soggetto a forza di gravità o attrazione gravitazionale. Attrazione verso un altro centro, rappresentativo di una massa maggiore; il centro della Terra
Gli unici casi di “eversione gravitazionale” sono messi in atto da una grossa parte di umani.
Quando il nostro centro si trova in gravità è in costante rapporto col centro della Terra.
La Terra, per analogia, equivale alla Madre.
La Madre, la mamma, è il nutrimento, l’amore incondizionato, la sicurezza, l’accoglienza, l’accudimento, l’inizio e la fine del cammino della vita.
Opporsi, con enorme dispendio energetico, al contatto con il centro della Terra corrisponde a non essere in contatto con la Madre, a perderne le caratteristiche.
Al di là delle multiformi spiegazioni psicologiche la qualità e la forza del legame con la Madre non è descrivibile; è profondo, antico come l’uomo, è la vita stessa. Va solo sperimentato. Chiudiamo gli occhi, sentiamoci in grembo alla Madre, l’odore, il calore, il sorriso…Questo legame è vitale, è possibile con l’allineamento del centro.
Non è che se siamo allineati il legame c’è, e se non lo siamo il legame non c’è. Il contatto è comunque presente ma da allineati diventa “adulto”, siamo in equilibrio con la Madre, in un rapporto sano, maturo, indipendente.
Disallineandoci, invece, siamo “appoggiati”, legati, squilibrati, soli, insicuri, in un rapporto di dipendenza, amore-odio.
Le molte forme di paure sono riconducibili ad una: la paura di perdere la Madre, per analogia, di morire.
La paura di morire è normale e fisiologicamente stimolante ai fini evolutivi, ma quando assume un’importanza eccessiva…
In queste condizioni non si vive, si sopravvive.
Allineare il centro non ci rende immortali ma ci rende adulti, responsabili e coscienti, tramite l’analogia, dei meccanismi che mettiamo in atto.
“Io sono, io ho una radice, io non sono solo, io sono nato completamente”.
TAI CHI CHUAN ITCCA
Questa è la fase di presa di contatto con il centro (TAN TIEN). L’allenamento consiste ne portare il più possibile, l’attenzione al Tan Tien ed all’allineamento in gravità, sia in posizioni statiche, che facilitano la circolazione energetica, come il CHI KUNG e la MEDITAZIONE TAOISTA, sia durante gli ESERCIZI TAOISTI.
Gli esercizi Taoisti, essendo ripetitivi ed utilizzando gesti semplici, aiutano la focalizzazione del Tan Tien e la percezione degli spostamenti. Determinante, per sentire, “calarsi” e DIVENTARE il centro, una condizione generale di morbidezza, rilassamento, respirazione, postura corretta ed equilibrio. |
TU SEI
Subito un paradosso; il sasso che cade nell’acqua provoca due effetti. Il primo è che il sasso scende sul fondo con moto verticale Yang (io-Madre Terra), il secondo è che produce le onde sulla superficie dell’acqua secondo un moto orizzontale yin (io-confine). Il paradosso è che, appunto, il centro (sasso), è contemporaneamente nell’immutabile eterna quiete del fondo del lago e produttore di onde (relazioni).
La produzione di onde sulla superficie del lago, riguarda la questione del confine; “dove arrivano le onde?”. (In ogni caso, orizzontale e verticale non costituiscono nulla di importante, servono solo a confermare la veridicità del contenuto dato che forniscono il rapporto yin-yang).
Come tutti sappiamo, il confine non è qualcosa di definito; può essere limitato al confine fisico, la pelle, oppure essere concepito come un’area molto estesa. La sensazione di confine, è molto diversa quando siamo compressi su di un autobus da quando siamo sulla cima di una montagna o in uno spazio aperto.
Le apparecchiature di cui disponiamo oggi, rilevano il campo elettromagnetico umano ad una distanza di “qualche metro”. Non essendo in grado di rilevare l’estensione né di un campo emozionale né di un campo mentale possiamo, nella peggiore delle ipotesi, accontentarci di “qualche metro” e usare questo dato come idea standard di confine.
Aiutandoci con l’immagine del sasso che cade nell’acqua, si può comprendere come in realtà, le onde prodotte siano illimitate e anche se all’occhio sembra che, ad un dato momento si estinguano, permane un movimento di molecole d’acqua che interessa tutta la superficie, foss'anche grande come tutto il pianeta.
Allo stesso modo il nostro pensiero coinvolge infinitesime quantità di materia e proprio per questo, è illimitato non risentendo di barriere fisiche come il tempo e lo spazio. Se ora pensiamo a Città del Capo, a Plutone, o al lago di Garda, immediatamente siamo mentalmente lì. Il pensiero muove e modella la materia, prepara la strada alla realizzazione materiale; se, per esempio, il pensiero di volere un gelato è sufficientemente forte, dopo un certo “tempo tecnico” mi ritroverò con un gelato in mano. Lo stesso per tutte le cose, ecco perché conoscersi è molto importante anche per scovare quei pensieri sommersi che a volte possono essere molto pericolosi. Il pensiero precede sempre l’azione.
Il confine della materia densa è molto più piccolo di quello della materia meno densa.
A parte queste considerazioni, quello che conta è concepirsi con un confine, essere coscienti di avere un confine, poco importa la sua estensione, anzi, immaginarlo ampio solo “qualche metro” è forse più utile al nostro concepire limitato ed è più pratico nel processo di identificazione.
Nelle persone con dominanza Yin, (svalutazione di sé), il confine tende a essere pensato piuttosto piccolo, vicino alla pelle, come nel tentativo di “farsi piccoli” o “nascondersi” o “non dare fastidio” o “non essere attaccati dal nemico”. Il flusso energetico dominante sarà dalla periferia al centro (Yin, sensibilità, introversione, ricettività, ascolto…).
Viceversa nella dominanza Yang, (super-valutazione di sé), il confine diventa piuttosto esteso e rigido, (ego-centrismo), come a voler “tenere a distanza il nemico”, “mostrarsi forti e sicuri”, “per evitare di essere attaccati attaccare per primi” (ci sono molti tipi di attacco, anche completamente dissimulati). Il flusso energetico, in questo caso, sarà centri-fugo, dal centro verso l’esterno (Yang, azione, estroversione…).
E’ erroneo pensare che con un confine piccolo si possa avere maggior consapevolezza del centro.
Più il confine è esteso, maggiore è la consapevolezza del centro.
Se la consapevolezza del centro serve a definire “io sono”, la consapevolezza del confine ne definisce la “dimensione” e di conseguenza nasce automaticamente ciò che io non sono: “tu sei”. Solo tra “io sono” e “tu sei” è possibile intrattenere un rapporto sano.
TAI CHI CHUAN ITCCA
Ricca opportunità, offerta dal Tai Chi per prendere contatto ed identificare il proprio confine.
L’I-KUNG costituisce il lavoro sull’intenzione (onde che si propagano), in quanto aiuta nella comprensione degli obiettivi veramente desiderati, e delle azioni quotidiane, ed identifica e indirizza, verso di essi, l’energia necessaria. L’I-KUNG, con i suoi movimenti rende consapevole il proprio confine.
La CENTER FORM (forma del centro), secondo Principio Interno, rimarca la posizione corretta del centro nell’esecuzione di determinati modelli energetici (forma), definendone la direzione. Porta il centro ad essere protagonista e guida del movimento. |
NOI SIAMO
Dopo aver definito l’individuo, (centro-confine), consideriamo la relazione.
Premetto innanzitutto che individualità non significa affatto chiudersi o pensare solo a se stessi ma, al contrario, proprio aver definito l’individuo, permette la gestione della relazione.
Pensiamo ancora al sasso che cade nell’acqua; immaginiamo ora, due sassi che cadono nell’acqua e producono onde concentriche da due punti diversi. Il contatto avviene tra le rispettive prime onde prodotte che, supposto sia trascorso un certo tempo dal tuffo dei sassi (nascita) al momento di contatto delle onde, sono le onde più periferiche.
(Interessante notare:
- che la prima onda prodotta è quella che meglio riflette le caratteristiche del sasso; forma, peso, velocità ecc
- L’unica relazione esistente per il neo-nato, è con la Madre. Importanza vitale.
Per le altre relazioni c’è bisogno di un “tempo di propagazione delle onde” o fase di strutturazione dell’individualità; infanzia, adolescenza.
- Basta un “incidente di percorso”, che con un po’ di realismo oggi è praticamente inevitabile, per far sì che il processo di definizione dell’individuo subisca interruzioni. Avremo così, un adulto…ma solo nelle dimensioni…)
Il contatto (relazione) fra le onde periferiche dei due sassi crea uno “scompiglio generale”. Infatti, tutte le onde di ciacun sasso, e il sasso stesso, risentono del contatto che possiamo definire un flusso Yin (periferia-centro) e creano una coseguente risposta Yang che ritorna alla periferia. Questo gioco Yin-Yang continua fino al ristabilirsi di un nuovo equilibrio (termine della relazione). Sì Evince che è impossibile per la relazione, di qualsiasi natura essa sia, non coinvolgere l’intero sistema.
Credere che la relazione appartenga solo a determinati settori dell’esistenza è illusorio, perché coinvolge sempre e comunque tutto l’individuo in tutti i suoi aspetti. E’ solo questione di rendersene conto.
Minore è la consapevolezza del centro più si rimane “confinati” alla periferia che diventa il territorio di vita.
Vivere in periferia è come fidarsi ciecamente della libreria mentale delle descrizioni, non essere consapevoli di sé, non essere consapevoli della risposta del centro, in una parola significa non evolvere. Vivere in periferia è come fidarsi ciecamente significa limitarsi all’apparenza, dando eccessiva importanza a questioni come il torto e la ragione, il bello e il brutto, il bene e il male, “sono in quanto possiedo”, “mi sforzo di apparire…”, ma soprattutto significa credere che un cavallo sia veramente quelle 7 lettere.
E adesso? Sembra tutto estremamente complesso, sassi, onde, io, tu, yin, yang, cavalli….
Invece tutto è di una semplicità disarmante; siamo noi i complicati, non la vita.
La relazione è perfetta quando è presente la consapevolezza del centro e del confine.
Questo è tutto.
TAI CHI CHUAN ITCCA
Il Tai Chi Chuan, propone l’”esercizio della relazione”, il Tui Shou.
Nooooo!!! Perché no? Perché è l’esercizio della relazione. Problemi? Si. Meglio! E’ l’occasione per risolverli. (Solo se lo si desidera!) |