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I film di Walt Disney sono geniali nella reinterpretazione di favole e miti storici.
Ho attinto molto nel mio percorso di Tai Chi dalla “Spada nella roccia” ma un altro classico come “Biancaneve e i sette nani” contiene spunti profondi.
Due donne le protagoniste: Biancaneve e la matrigna, tanto dolce e buona la prima, tanto cattiva e malvagia la seconda... Ma è veramente così?
No, perché sono la stessa persona: lo specchio della brame della matrigna riflette infatti Biancaneve.
Ad un certo punto si sono scisse, Biancaneve accetta solo quella parte che considera buona, rifiuta il resto di se stessa percepita come malvagia. Questa invero è il lato energetico della persona, quel lato che spesso non ci piace, che è pulsione potente, anche sessuale, e che è Dio: rifiutiamo Dio, lo percepiamo come Dia-volo - strano, un Dio femminile che vola - e proiettiamo questa parte “cattiva” all’esterno: non può essere “noi”, è sicuramente l’altro. L’altro fa lo stesso e così ci ritroviamo, i - piccoli o grandi - bush e saddam, in tutto il pianeta.
L’azione del film: dopo il marasma, il cataclisma che spesso giunge “nel mezzo del cammino di nostra vita” rappresentato dalla fuga notturna e dalla tempesta, Biancaneve esce dal bosco e trova una piccola casa con piccoli letti, tutto piccolo, lei stessa è bimba.
Quando si ha paura si è bimbi.
(In questo breve sunto non entriamo nel campo analitico dei sensi di colpa della bimba che “desidera” il padre e rappresenta la madre come strega).
Osserviamo a questo punto il vero carattere di Biancaneve: nel momento esatto in cui i nani, commossi dalla sua modalità fragile ed inerme, cadono nella “recita”, e l’accettano in casa, lei comincia a comandarli, li fa lavare: li considera sporchi e li vuole come lei, cosi candida.
Si è subito erta a giudice e a capo, Biancaneve teme la strega, ma lo è, lei è la strega. Si è nascosta a se stessa, ha negato la sua natura più istintuale, si è costruita dentro di se una maschera per non vedere e non far vedere (agli altri).
Ci è chiaro ora il significato della la fuga iniziale: la paura di esser uccisa dalla sua parte "pensata" malvagia, ma è lei che ha scisso se stessa scappando da questo suo lato perchè lo ha percepito cattivo.
Biancaneve è “cattiva” ma pensa di essere buona.
Sempre quando il cattivo è all’esterno di noi c’è scissione, nessuno vuol essere la strega, tutti si sentono Biancaneve, ma chi allora combina tutti questi disastri?
La strega torna 3 volte, simbolico, è in Biancaneve, nascosta, deve ritornare: è una nostra parte, forse non è così mostruosa...
Biancaneve muore mangiando la mela avvelenata: logico, ha negato se stessa, le sue energie.
Il simbolo della mela è molto importante - nei fiori di Bach serve per la vergogna di sé, il senso di dover pulirsi perché sporchi (strega) - da una parte è buona, dall’altra è avvelenata; esattamente come lei!
Un bacio di un principe risveglia Biancaneve, finalmente c'è la comprensione che la strega ed il principe sono un’unità, Yin e Yang: la temuta strega non c’è più, non c’è mai stata, esisteva solo lei, non era così santa come pensava di essere ma nemmeno così strega.
Per quel bacio però la nostra protagonista ha lavorato duramente, il vivere con i sette nani rappresenta anche una scelta evolutiva: i sette Chakra, la sua consapevolezza ha sbloccato, uno alla volta, questi piani della nostra illusoria esistenza, e si è permessa di far luce su se stessa.
Questa storia è per tutti, uomini e donne.
E’ al femminile perchè riguarda lo Yin, il femminile, il lato della notte, del buio, così temuto anche dalle donne, temuto perchè non conosciuto, così apprezzato da Lao Tzu, padre del taoismo che inizia il suo breve ma gigantesco libro così: la femmina oscura... |
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