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L’Itcca ad Hong Kong |
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Giornata finale ad HK
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Ore 19, siamo tutti nella suite di Dario – il prezzo? un decimo rispetto ad un albergo a Milano – finalmente ci stiamo mettendo il "vestito nero" e le scarpette, – davanti a noi un'impressionante panorama di luci serali di auto, grattacieli, insegne ci appare dalla bellissima porta-finestra che si affaccia al 18° piano – andiamo vestiti così senza neppure le giacche, qui è più che primavera, verso lo stadio di fronte all'hotel, il gran galà finale inizia alle otto.
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Scesi dall'ascensore, nella hall è un via vai di maestri ed accompagnatori; la fila per entrare nel "Queen Elisabeth Stadium" non ce l'aspettavamo, gira addirittura dietro l'angolo. Facce curiose ci guardano, qualcuno ci saluta, con i nostri vestiti da Tai Chi, le scarpette ed i vistosi pass degli ospiti al collo non passiamo certo inosservati…
All'entrata incontriamo il Maestro Chu, ci conduce nel "backstage", - la nostra fortuna è che ad Hong Kong, tutto, ma proprio tutto e descritto in due lingue, il cinese e l'inglese, per cui è molto facile spostarsi, orientarsi – gli spogliatoi hanno un codice numerico d'entrata, ma, come da noi, cartelli ai muri ci sconsigliano di lasciare nulla di valore all'interno - il maestro batte velocemente 1017 e la porta scatta, entriamo, più che altro per accompagnare il Maestro che si sta cambiando, noi siamo già pronti. |
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Poi sparisce, gli abbiamo dato qualche compito, procurare un pass ad una signora che gentilmente si è offerta di farci delle riprese con le nostre telecamere, per avere un pezzetto di filmato del Maestro da condividere con voi (alla fine gliene rifiliamo ben tre da gestire, oltre a questo, non è esperta ed aimè il video finale ne risente pesantemente…), e trovare un bastone lungo con cui, dopo averlo appoggiato al suo Tan Tien, farci volar tutti via (troveremo poi un lungo tubo di plastica). |
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Poi il Maestro va a sedersi nel palco degli ospiti d'onore, noi gironzoliamo nel retropalco insieme a conosciuti (per i Cinesi) praticanti, insegnanti, maestri di Tai Chi che di volta in volta si riscaldano con gli esercizi più vari – io e Dario e Denis per scioglierci un po' pratichiamo un po' di Tui Shou -.
Nella grande sala i due presentatori, una lei ed un lui, iniziano ad introdurre al pubblico gli ospiti, naturalmente tutto in cinese: a malapena capiamo qualche nome famoso; i due, per le due ore del programma, sciorinano, alternandosi ritmicamente a vicenda, un sottofondo molto armonico e piacevole, che si adatta bene alle rappresentazioni che mano a mano, cominciano a susseguirsi – il cinese ha una parlata che può diventare molto musicale -. |
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Allunghiamo il collo per scorgere qualcosa, ma è più facile vederli entrare ed uscire; ecco un cinese con un vestito amaranto che passa tra noi finita la sua performance, – ma era Tai Chi? – dopo qualche istante mi giro e vedo che Dario sta cercando di comunicare con lui e gli fa i complimenti, (sarcastici?) per la possente muscolatura, forse non capisce, ma gradisce il calore di Dario… anche oggi tutti apprezzano la nostra presenza – questa sera siamo tra i pochissimi occidentali -, e quando qualcuno entra od entra, ci troviamo spesso coinvolti, non si sa bene come, in foto di gruppo con il personaggio di turno (chissà chi era?) in mezzo a noi – ci spiegano che alcuni erano politici: un paio di sindaci cinesi, un altro paio rappresentati del governo, uno addirittura ci dice con orgoglio che suo figlio era allievo del Maestro Chu… |
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Il Maestro Chu si avvicina, tocca a noi, ci prepariamo e ci mettiamo in file, esce il Maestro Chen Jen Lei. Entriamo, il Maestro in testa; al centro della sala ci giriamo per fare il saluto verso palco, poi siamo pronti, mani sulle spalle l'un dell'altro, in una linea, ed ecco la prima ondata, improvvisa, potente: voliamo da tutti i lati, chi di qui, chi di lì…
Sono 10 minuti esplosivi, 10 test che il Maestro, imperturbabile, sciorina davanti ad una platea che dopo i dolci, inoffensivi movimenti visti sinora, si trova impreparata all'improvviso cambio energetico che travolge il palazzetto; è al 4° Qi test che mi accorgo del drammatico cambiamento dell'ambiente, l'energia si è amplificata, ha finalmente un canale umano che le fa da porta e può esprimersi, inondando tutti noi e gli spettatori.
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Velocemente si finisce, usciamo dalla parte opposta del palco, il Maestro sorridente ci aspetta, vado direttamente da lui e gli stringo con calore la mano, grande prova, unica, poi lo fanno anche gli altri, con riconoscenza per gli anni che ha dedicato nell'insegnarci i segreti del Qi. |
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Ritornando al nostro "backstage", un piccolo episodio curioso, un signore ci grida dietro che era tutto falso, finto, non poteva essere vero, è molto agitato, turbato: non si è accorto che il livello energetico era troppo per lui… |
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Arrivati, gli organizzatori escono e si gettano sul Maestro Chu, strette di mano, complimenti, altre foto; poi lui torna a sedersi al suo posto; qualcuno si sta esibendo. Recuperiamo le telecamere, ma le attiviamo subito, è la volta del Maestro Yang Jen Duo, filmiamo il suo breve pezzo di "forma", movimenti molto lenti, ormai forse troppo "piccoli", ma sempre con un dolce sorriso; quando esce anche noi gli sorridiamo con calore. |
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Ancora qualche esibizione ed è finita, si accendono le luci, il pubblico sfila verso le uscite, sul palco che si svuota qualcuno si parla; ci regalano uno zainetto a testa con il marchio della manifestazione e con dentro il libro della stessa. Meno male: le copie erano finite il giorno prima, ma ne avevano tenute alcune per noi. |
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Velocemente ci cambiamo e ci ritroviamo al "solito" ristorante dove abbiamo mangiato tutti i nostri pranzi, di solito pienissimo, ora vuoto, l'hanno tenuto aperto per noi. – In tutti i ristoranti ad Hong Kong i tavoli sono rotondi, ne hanno di ogni misura, sono intercambiabili, si è in 12? Ti portano il tavolo esattamente per dodici: il vantaggio è incredibile, si è tutti davanti a tutti e si può parlare con tutti, inoltre è molto divertente far girare il centro dove tutte i piatti son posati e scegliere di volta in volta quello che si desidera assaggiare: non esiste il concetto di "questo piatto è il mio, questo è il tuo" - Siamo in undici con il Maestro, Guido è dovuto partire subito, aveva l'aereo a mezzanotte. Mi arriva un suo sms che leggo a tutti i presenti, si sente che, come tutti noi è commosso e felice; il Maestro ci ringrazia per essere venuti sin qui per aiutarlo, lo fa addirittura con tre brindisi diversi. |
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Poi i saluti, il Maestro domani vola a Canton, sua città natale, sua madre abita ancora lì; i quattro Francesi rimangono un altro paio di giorni, i due Tedeschi, i due Olandesi e noi due Italiani ripartiamo l'indomani.
E' stato un appuntamento molto importante, nel nostro piccolo ha rinforzato i legami tra i paesi europei dell'Itcca, in grande, un pezzo della storia del Tai Chi moderno è cambiato: dopo decenni in Cina hanno potuto constatare che il Tai Chi non è solamente una "ginnastica sportiva o per anziani".
Carlo |
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(4 di 5) - vai alla 5a |
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Aggiornato:
6-mag-07
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