Principi E Pratica Nel Taijiquan
Di Peter Lim Tian Tek
Il Taijiquan è sia un’arte marziale che un’arte della salute, la sua pratica corretta porta benefici in entrambe queste aree. Per praticare correttamente, è necessaria la giusta comprensione delle teorie che stanno dietro alla pratica. Di seguito riportiamo una breve discussione di alcune teorie tra le più importanti, riguardanti tanto la salute quanto il combattimento.
Principi
Rilassamento, Nessuna Tensione (Sung)
Rilassati e lascia andare tutte le giunture e affondale per renderle flessibili, connesse e capaci di integrarsi in una struttura corretta. La struttura corretta è mantenuta con il minimo sforzo muscolare, con la gravità che favorisce l’accumulo in basso, che fornisce la forza dal radicamento a terra. Il corretto rilassamento della muscolatura ne consente un uso più efficiente che si esprime in una forza flessibile, piuttosto che rigida.
Preferisco la traduzione ‘nessuna tensione’ alla parola rilassamento, che implica debolezza. Che bisogno c’è del “sung”? Molto semplice, perchè se non lo fai i muscoli non possono lavorare con efficienza. I muscoli sono in tensione quando gruppi di muscoli opposti hanno in qualche modo bloccato l’azione l’uno dell’altro, poiché tale tensione è energia trattenuta (inefficienza) del movimento. Questo produce una ridotta mobilità, causa fatica e diminuisce la forza. Lo “Jing” viaggia attraverso un colpo come un’onda o un impulso con la muscolatura rilassata che lo conduce senza tensione trattenuta, come una frusta che non ha tensione ma che può sferrare un colpo forte.
Stabilità Attraverso L’Affondamento (Wen, Chen)
La stabilità è il risultato di una struttura corporale coordinata rispetto alla trazione della gravità che genera una rete di forza contro la terra dal peso del corpo e dalla proiezione in basso della massa attraverso un punto singolare identificato come la radice. Abbassare il centro di gravità è essenziale per la stabilità, dovremmo abbassarlo al centro della sfera di influenza del nostro corpo fisico.
Agilità (Ling)
L’agilità è il risultato di un peso non doppio e di un radicamento non morto. Con il solo mantenere un punto di contatto sostanziale con il suolo guadagni la capacità di muoverti velocemente, come una palla che si muove facilmente attraverso il suolo perchè ha un solo punto di contatto con esso.
La chiave è la parola “centro”. Dovremmo evitare il "radicamento morto". L’idea è abbassare il centro di gravità al tuo proprio centro che è il Tan Tien, là dovrebbe avere una forza reticolare verso il basso ma è “sospeso” al tronco nella corretta locazione. Ciò ti darebbe un senso di centratura ma anche di leggerezza. Se provi a portare il tuo centro alla radice dei piedi, questo non è centratura. Domandati dove dovrebbe essere il centro del tuo corpo e là è dove dovrebbe essere la massa del centro. Alcune informazioni sui metodi di allenamento esterni ed interni per allenarsi a questo. Il modo esterno di allenamento è forzare il centro il più in basso possibile e poi lentamente la forza di reazione dal suolo costruisce la muscolatura perchè supporti la forza verso il basso nel ritorno a dove dovrebbe essere il centro. Il metodo interno sarebbe di centrare prima il centro di gravità, assumere una struttura corretta per supportarlo e dopo aver fatto questo allora lentamente abbassare la posizione nel tempo per permettere il corretto sviluppo senza sacrificare l’efficienza della struttura e l’allineamento.
Sensibilità (Ming Gan)
Una delle chiavi nel combattimento di TCC, si sviluppa portando la mente (Yi) lungo ciascun punto del movimento e ciascun punto del corpo. Usa la mente cosciente per portare l’attenzione ma allena il subconscio a rispondere e a diventare più consapevole. Abbiamo bisogno di Sensibilità per trovare il centro e dove ci sono falle nella struttura che possono essere utilizzate, e anche per scoprire dov’è l’energia ed il suo movimento.
Yuan (Rotondità)
La rotondità della struttura denota un collegamento delicato ed un trasferimento efficiente di forza ed energia. Quindi nelle tue posizioni, cerca la rotondità. La rotondità aiuta anche a dissipare l’energia in arrivo, come un uovo o una sfera.
Non Perdere Il Contatto, Non Resistere (Bu Ti Bu Ting)
Questo significa letteralmente "non perdere il contatto, non resistere " ed è forse uno dei termini che meglio descrivono il combattimento di Taiji. “Peng” e le sue caratteristiche è ciò che permette a questo di accadere. “Peng” è di natura espansiva, ha le qualità di adesione e stabilità. Se il tuo avversario si ritira, esso lo segue, se egli avanza, esso si attacca e lo indirizza.
Coltivando questo principio, abbiamo bisogno di capire che l’adesione è necessaria per “ascoltare” la forza del tuo avversario e a capirla per contrastarla ritorcendola contro di lui. Questo rende possibile scoprire i buchi e le falle nella sua struttura e nel suo equilibrio e girarli a tuo vantaggio. Allo stesso tempo la qualità di stabilità rende difficile per il tuo avversario trovare il tuo centro.
Respiro
Inizialmente il respiro dovrebbe essere naturale e nell’addome ma man mano che impari a “nuotare nell’aria” e l’aria raggiunge una qualità di pesantezza simile all’acqua, troverai che generare movimento richiede uno “sforzo” rilassato. In conseguenza di questo lo schema del respiro cambierà naturalmente, facendoti espandere l’addome quando spingi fuori, come quando spingi un’automobile. Questo è il punto in cui il respiro al contrario diventa naturale. Dovrebbe essere una transizione naturale e non forzata. Nemmeno il praticare il respiro contrario per se stesso per isolare il tan tien ed il suo movimento nel qigong dovrebbe essere forzato. (Respiro contrario è tirare l’addome nell’inspirazione ed estenderlo nell’espirazione)
Pratica
Le Tre Altezze E Le Quattro Strutture (San Pan Si Jia)
Le tre altezze e quattro strutture. Le tre altezze sono alto, medio e basso, le quattro strutture sono lento, veloce, grande, piccolo. Questi indicano diversi modi di fare la forma, ciascuno per uno scopo specifico.
Le Tre Altezze
Media
Questo è il modo normale in cui pratichiamo con le ginocchia piegate ed il corpo abbassato. Di qui impariamo i movimenti, la loro coordinazione, transizione ed attenzione.
Bassa
A questo livello, le cosce dovrebbero essere almeno parallele al suolo. Si arriva progressivamente a questo livello dalla struttura media. Aggiunge difficoltà alla forma e aiuta gli sviluppi ulteriori riguardo alla durata, connessione e coordinamento del corpo, stabilità e forza.
Alta
A questo livello, raffiniamo connessione e coordinamento affinchè le tecniche possano essere eseguite con movimenti minimi.
Le Quattro Strutture
Lenta
Questo è dove impariamo coordinamento e transizione, attenzione e il mettere insieme i vari fattori che insieme rendono la boxe buona.
Grande
Questo facilita lo stretching e sviluppa la resistenza, la buona circolazione e un corretto sviluppo muscolare, attraverso movimenti ampi. Permette anche di assaporare e comprendere pienamente il movimento nella tecnica. Di solito si fa anche lentamente.
Veloce
Questo è dove le tecniche sono eseguite velocemente ma senza perdere le qualità ottenute con l’allentamento lento e grande.
Piccolo
Questo serve a portare le tecniche alle loro caratteristiche essenziali perché possano essere eseguite con il minimo sforzo e movimento.
Normalmente nell’allenamento, dopo aver imparato la sequenza ad altezza media e struttura lenta, si prosegue con quella veloce ad un livello di altezza leggermente più basso mantenendo lo stesso rilassamento, affondamento e connessione di prima. Poi si passa ad un’altezza bassa con movimenti piccoli. Questo è il modo in cui Yang Pan Hou allenava i suoi studenti.
Forma E Allenamento
La forma ci insegna il contenuto dell’arte, ci permette di conoscere noi stessi e come funzioniamo. Il Tui Shou e gli altri principali esercizi a due allargano questa conoscenza e ci insegnano anche a conoscere gli altri. Conoscendo noi stessi e conoscendo gli altri possiamo conquistarli cento volte su cento. La forma ci insegna come il nostro corpo può funzionare con efficienza e come si muove, cosa lo rende vivo e cosa lo rende efficace. Qui impariamo a sperimentare e a controllare ciò a cui informalmente ci riferiamo con le parole “energia”, “principio vitale”, “vettore di energia”, "jing" o "qi". La forma è un mezzo per sperimentare, coltivare ed imparare come usare effettivamente questa energia. L’energia si manifesta attraverso l’apertura e la chiusura e ha origine nel respiro.
Questo movimento di energia denota la forma interna (nei xing) e il movimento fisico denota la forma esterna (wai xing). All’inizio la forma interna viene ed è plasmata da quella esterna, ma più avanti la forma esterna è diretta lì dalla forma interna. All’inizio la mente dirige i movimenti ed è distinta da essa, più avanti la mente ed il movimento sono una cosa sola. Mente e corpo, interno ed esterno, fusi per diventare un’entità, una realtà. Questo è necessario per una reazione veloce perché corpo e mente agiscano insieme per fare il meglio in ogni situazione. Questa coordinazione mente-corpo e la loro sintesi dovrebbero diventare istintivi.
Più si diventa dipendenti dalla forma interna, o dal flusso di energia, e meno ci si concentra sulla forma esterna, perchè l’energia si manifesta attraverso di essa, ed essa agisce di conseguenza. Finchè interno ed esterno si fondono e diventano una sola cosa con la forma interna che determina quella esterna e si raggiunge il livello dove mente ed energia sono i soli fattori. Qui è dove la mente-energia, essendo una, agisce come ordina la mente ed il corpo agisce come ordina l’energia che gli dà forza. L’ego non ha posto, nè pensieri quando si reagisce secondo i principi dell’energia per unire, azzerare e bilanciare (reindirizzare al mittente) il flusso di energia che arriva dall’attacco dell’avversario. L’arma fisica è guidata dalla forza al suo interno, la forza è un’energia che è distinta dall’arma, è su questo che noi agiamo. Questo è la boxe interna e la sua strategia interna di combattimento.
Spinta Con Le Mani (Tui Shou) e Mani Che Combattono (San Shou)
Nel Taijiquan, il Tui Shou è una pratica per raggiungere parecchi obiettivi maggiori:
(1) Sviluppare sensibilità al movimento del tuo avversario e alla sua origine
(2) Sviluppare l’abilità di reindirizzare senza sforzo il movimento del tuo avversario riconoscendo ed utilizzando le direzioni deboli del suo movimento
(3) Applicare e praticare un radicamento flessibile con passi fissi e in movimento rispondendo contemporaneamente alla forza e al movimento del tuo avversario.
Tui shou era chiamato anche Rou Shou (mani soffici) per evidenziare la non-resistenza. Non è una pratica di combattimento. San shou, che è l’applicazione della sensibilità e dell’assenza di sforzo sviluppata attraverso il tui shou in una situazione di combattimento (colpi, calci, blocchi, prese, ecc.) è l’effettivo allenamento di combattimento nel Taijiquan.
Il combattimento libero è una forma di san shou ed è quanto di più vicino al combattimento si possa arrivare senza che qualcuno abbia effettivamente intenzione di farti male. La scuola Yang ha una forma fissa di san shou di 88 posizioni (44 per persona) che è simile alla forma fissa della mani che combattono per guidare lentamente la persona alla forma libera di combattimento o di pugilato. Ting jing è fondamentale nel Taijiquan nell’essere abbastanza sensibili da individuare il movimento del tuo avversario, le sue qualità e la sua origine (questa è la cosa più importante) per poterlo controllare.
Le due serie principali di Taijiquan hanno specifiche metodologie ed obiettivi di allenamento. I passi fissi allenano la sensibilità, la stabilità e il potere in un insieme limitato di movimenti. I passi in movimento estendono questo ad un semplice movimento avanti e indietro con il trasferimento del centro ed il suo controllo nel movimento mentre lo si mantiene al di fuori del controllo dell’avversario. Il Ta Lu aggiunge i movimenti angolari cosicché il repertorio non è limitato ad avanti e indietro ed insegna che anche la ritirata è una forma di attacco, più l’uso delle restanti quattro tecniche fondamentali. La forma libera di spinta con le mani combina tutti gli elementi ma li limita ancora ai parametri di base della spinta con le mani. Gli obiettivi:
(1) Raggiungere la sensibilità attraverso il contatto
(2) Usare questa sensibilità per trovare le falle attraverso “il non resistere e non lasciare andare” che dovrebbe portare al tuo non resistere al suo movimento ma ridirigerlo usando le sue falle in un movimento che non solo lo neutralizza ma si trasforma in un attacco al suo centro
(3) Applicare i principi coltivati nella forma (posizione corretta, radicamento, sentire l’energia, conoscenza del proprio centro, ecc.) in una situazione di reazione ad un partner
(4) Imparare i fondamenti dell’attacco e della difesa attraverso l’uso e la neutralizzazione dell’energia senza sforzo che nasce dal corretto radicamento, posizione e movimento.
Attrarre al vuoto significa semplicemente presentare all’avversario un bersaglio che è effettivamente una trappola per guidarlo nel vuoto (neutralizzando e facendo che la sua forza ed il suo momento agiscano contro di lui), quando è fatto correttamente la forza di cento libbre del tuo avversario può essere deviate ed usata contro lui stesso dalla semplice applicazione di quattro once sulla direzione più debole della forza in arrivo per spostare la sua traiettoria perché torni alla partenza. Una delle chiavi del Taijiquan è non usare mai più di quattro once e non ricevere mai più di quattro once (non esattamente quattro once, attento, significa semplicemente una forza leggera). Creazione e distruzione di spazio è necessariamente conoscenza.
La spinta con le mani è una competizione dove si vince o si perde? No, non lo è. È una forma di allenamento nella quale entrambe le parti hanno benefici. Spesso avrai buoni maestri che lasceranno che una parte spinga e l’altra contrasti la spinta, per insegnare ad uno ad individuare il centro e all’altro a evitare l’individuazione e a contrastare. Vincere o perdere non dovrebbe, a questo livello di allenamento, essere importante come l’obiettivo per i partner di allenarsi reciprocamente a conoscere se stessi e a conoscersi l’un l’altro.
Sconfiggere Il Grande Con Il Piccolo, Il Veloce Con Il Lento
Sconfiggere il grande con il piccolo di solito significa superare una grande forza con una più piccola. Questo si ottiene non opponendosi direttamente alla grande forza, ma ridirigendola a nostro vantaggio aggiungendo una piccola forza per cambiarne la traiettoria.
Sconfiggere il veloce con il lento significa sconfiggere un avversario veloce con una tecnica più lenta. Come si ottiene questo? Non importa quanto sia veloce un arto che attacca, è sempre più lento del corpo dietro di esso o dell’ultima giuntura tra questo e il corpo. Colpendo direttamente il corpo attraverso il suo centro, evitando l’arto che si muove velocemente ed attaccando l’ultima giuntura o quella media dell’arto, non abbiamo bisogno di muoverci alla velocità alla quale avremmo normalmente bisogno di muoverci per incontrare l’arto e fermarlo. È anche più facile cambiarne la traiettoria finale attaccandolo più vicino all’origine della traiettoria.
Infine concentrandosi sull’origine della sua forza che è nel suo centro e nel suo radicamento, non abbiamo bisogno di muoverci alla velocità dell’arto che attacca perchè non è su questo che ci concentriamo.
Allenare L’Occhio Della Mente (Percezione)
L’Occhio della Mente è il modo in cui percepiamo il mondo esterno in relazione a noi stessi. Nel Taijiquan alteriamo la normale percezione attraverso la pratica. Eseguendo la serie lentamente e con pieno intento, diventiamo consapevoli della transizione del movimento attraverso il tempo e creiamo una divisione interna del tempo secondo le fasi del movimento. Eseguendo il movimento velocemente questa divisione si applica ancora, ma poiché prima era impostata su un passo più lento, il movimento anche se sembra veloce agli altri ha sempre la stessa quantità interna di tempo il che ci permette di funzionare velocemente senza perdere la percezione.
Molto di come percepiamo tempo, spazio e movimento è determinato da quanto velocemente l’informazione raggiunge la nostra coscienza. Se la nostra attenzione è divisa tra molti messaggi interni in arrivo, uno stimolo esterno, anche se lento, apparirà veloce e ci coglierà di sorpresa. La paura e il disagio sono le due maggiori cause di questo ‘rumore’ interno che oscura la nostra capacità di percepire il “tempo reale”. Di qui la richiesta di molte arti marziali di sviluppare una mente limpida. Calmando noi stessi, affondando e rilassandoci per ridurre la tensione e il disagio, perdendo il nostro ego per mettere da parte la paura di perdere possiamo vedere molto più chiaramente ciò che sta arrivando e ciò che è veloce non è più così veloce perchè sai da dove arriva e dove va, e quando arriverà.
Punto Focale Nella Generazione Dello “Jing”
Un esempio di punto focale usando al posizione An (Spinta):
la tecnica di Taijiquan è la manifestazione dell’avere nei propri meridiani il qi che dà forza alla muscolatura. Il Qi è ciò che dà alla muscolatura la compattezza di tono per manifestare la tecnica usando le ossa come base (almeno secondo i cinesi). Il qi viaggerebbe attraverso i meridiani originando al Yung Chuan (Fonte Gorgogliante, K1, domandati perchè si chiama così, ora lo sai) rendendo la muscolatura “piena di qi” per esibire compattezza diretta ad un punto focale indicato dall’intenzione mentale al Lao Gong (Lavoro Duro P8, ora sai perché si chiama così). Ecco perché si dice che la mente guidi là il qi. Questa compattezza è ciò che dà ai cinque archi del corpo (ad es. la schiena che è l’arco principale, e i quattro arti, che sono gli archi secondari) l’energia potenziale immagazzinata che può essere rilasciata o “sparata” sul tuo avversario. La schiena ha bisogno di essere rilassata ma dritta per permettere l’uso illimitato della compattezza dei muscoli connessi ad essa e per fornire un ‘segnale’ pulito con pochi stimoli periferici ai nervi provenienti dalla colonna vertebrale ai muscoli.
Il percorso di connessione e l’energia manifesta sono indicate come “jing” (alcuni lo traslitterano “chin”). Di qui i movimenti di Taijiquan sono spesso descritti come “spinti”. Il Qi è sempre presente nel corpo, ma è la sua raccolta specifica, la focalizzazione e la trasmissione che lo rende rilevante in termini di arti marziali.
Traduzione dall'inglese di Teresa Pennone