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Nell'autunno del 1999 un gruppo di volontari operanti nella sezione femminile della Casa Circondariale di S. Vittore con attività culturali di vario tipo da circa dieci anni, ha per la prima volta ottenuto il patrocinio e il finanziamento del Ministero di Grazia e Giustizia per lo svolgimento del proprio programma di recupero.
All'interno del progetto, chiamato "Casina", rivolto principalmente alle detenute con problemi di tossicodipendenza, è stato inserito, per la prima volta, un corso di Tai Chi Chuan, tenuto da Annamaria D'Anna.
L'avallo ufficiale del Ministero ha consentito di superare le "resistenze" interne che fino a quel momento (la domanda per l'ottenimento del permesso a svolgere il corso di TCC era antecedente di un anno) avevano impedito di trovare uno spazio adeguato per la pratica all'interno del carcere. La direzione ha concesso la possibilità di praticare nella "zona d'aria", ferma restando la possibilità per le detenute non iscritte al corso di condividere lo spazio a disposizione.
In realtà proprio questo era stato ritenuto un problema, in quanto si pensava che potesse ledere il diritto delle detenute non iscritte a fruire liberamente e senza limiti "coabitativi" della zona all'aperto. In realtà , benché si trattasse nella stragrande maggioranza di tossicodipendenti, non si è mai verificato nessun episodio di disturbo o di intolleranza.Tacitamente, spontaneamente, si è creato un clima di rispetto reciproco. E' il Tai Chi che si è "imposto", con il potere del suo fascino, della sua dignità, della sua profonda armonia.
Al corso hanno partecipato solo detenute con condanne brevi ( le detenute del "Penale", con sentenze definitive e condanne di lunga durata non avevano d'altra parte la possibilità di partecipare in quanto ospiti di un'altra sezione, separata e con spazi diversi e non comunicanti) e questo ha creato problemi di mobilità (scarcerazioni, trasferimenti ad altre Case Circondariali, concessioni di arresti domiciliari, ecc.) e un continuo ricambio delle partecipanti al corso, che è comunque continuato fino alla primavera del 2000.
In questa situazione "fluida" è comunque rimasto, fino alla fine, un piccolo gruppo di detenute che proprio grazie alla loro presenza costante erano state sollecitate a continuare la pratica e a "trainare" le loro compagne anche nei giorni in cui non era presente l'insegnante.
Anche la scarcerazione di quest'ultimo gruppo non ha consentito di portare avanti oltre il corso.
Attualmente il mancato appoggio istituzionale e dei responsabili interni del settore (cambiati nel frattempo), che dovrebbero promuovere dall'interno la realizzazione di questi interventi, non ha consentito di continuare quest'esperienza.
Annamaria D'Anna |
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